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Esteri

DIARIO ARGENTINA/ I tentacoli della P2 a Buenos Aires

La Loggia Propaganda Due di Licio Gelli aveva interessi anche in Argentina. CARLOS MANFRONI ha scritto un libro che contiene molti documenti al riguardo

Licio Gelli (1919-2015) (Foto dal web)Licio Gelli (1919-2015) (Foto dal web)

L'Argentina è stata sempre definita come un'appendice dell'Italia oltreoceano, ma mai si sarebbe potuto supporre che questa definizione calzasse totalmente nel corso degli anni Settanta che, ricordiamo, in Argentina furono sinonimo di caos e dittatura. Invece si scopre come il sinistro potere della Loggia Propaganda Due di Licio Gelli non influenzava solo la politica del Paese latinoamericano: lo dominava integralmente maneggiando come fossero burattini le varie componenti della scena politica di quegli anni, incluso i movimenti rivoluzionari che seminavano attentati e morti. Questo panorama, che pare venuto da un racconto di fantapolitica, è invece accompagnato da documenti che lo dimostrano in un libro appena uscito, scritto da Carlos Manfroni. "Propaganda Due: storia documentata della loggia massonica che operò in Argentina su politici, impresari, guerriglieri e militari" è un testo che rivoluziona tutte le teorie di quegli anni e getta un ombra sinistra sulle interpretazioni date a quel periodo, dimostrando una realtà lontanissima dalle leggende tramandate fino a oggi. Abbiamo intervistato l'autore a Buenos Aires.

Perché la loggia P2 puntò sull'Argentina degli anni 70?

L'idea era di avere il controllo di un Paese ricco del Sudamerica, dotato di legami forti con l'Italia, con due obiettivi: uno economico e l'altro geopolitico. Il primo era legato agli affari tradizionali della loggia: finanza, petrolio, acciaio, traffico illegale di materiale bellico e anche narcotraffico. Il secondo consisteva nel destabilizzare l'Argentina con lo scopo di allontanarla dai Paesi occidentali per collocarla nel terreno dei Paesi non allineati, specialmente la Libia e gli stati Arabi, quasi tutti "soci" della P2. L' Argentina offriva un'opportunità unica, grazie alle sue tensioni interne esistenti a causa della proscrizione del peronismo succedutasi al rovesciamento di Peron nel 1955 fino al suo ritorno dopo 17 anni. Se Gelli e la Loggia avessero conseguito il ritorno del peronismo al potere, avrebbero puntato su quel successo per promuovere il loro piano sull'Argentina e, più tardi, puntare sul loro vero candidato, l'Ammiraglio Emilio Massera, vecchio membro della P2.

Qual è stata l'influenza della P2?

È stata enorme, al punto tale che Giancarlo Elia Valori, un membro successivamente espulso dalla Loggia, ha dichiarato davanti alla Commissione parlamentare di indagine che Gelli ha avuto in Argentina un ruolo più importante che in Italia. Può sembrare esagerato, però bisogna tener conto che la Loggia Propaganda Due ha determinato praticamente tutta la storia degli anni Settanta, da ambo i lati della sanguinaria disputa di quegli anni. Licio Gelli, che si era rifugiato in Argentina durante la prima presidenza di Peron, appena terminata la Seconda guerra mondiale, è riuscito a infiltrarsi sia nei servizi segreti argentini che, più tardi, in quelli italiani. In questo modo provocò la caduta del presidente Frondizi, sebbene quest'ultimo fosse a sua volta membro dell'istituzione in Europa, al pari di Giancarlo Elia Valori e Nicolae Ceausescu, altro governante vicino alla Loggia.

E che accadde?

Dopo la caduta di Illia dalla presidenza e durante la dittatura del generale Juan Carlos Ongania, che pretendeva di restare 20 anni al potere, l'organizzazione Montoneros, inesistente fino ad allora, sequestrò e uccise il Generale Pedro Eugenio Aramburu, uno dei leader della rivoluzione che abbatté Peron nel 1955. La cosa strana è che l'assassinio si produsse proprio quando Aramburu negoziava il ritorno di Peron stesso nel Paese. La sua idea era di abbattere Ongania e indire immediatamente elezioni libere che senza dubbio avrebbero determinato il trionfo di Peron. I primi Montoneros, che si insediavano nelle strutture del governo di Ongania, anche se dicevano di lottare per il ritorno di Peron, misero fine al progetto ammazzando Aramburu, fatto che fu paragonato a quello di Aldo Moro in Italia anni dopo. Gli attaccanti erano protetti dal viceministro degli interni di Ongania, Dario Saràchaga, membro di una loggia, e dal Maggiore Miori Pereyra, che li preparò per l'attentato. Quest'ultimo legato, in Bolivia, a Stefano Delle Chiaie, braccio destro di Gelli per i grandi attentati, come quello alla Stazione di Bologna.

Ma poi che successe?