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DALLA GERMANIA/ Immigrazione, la Merkel al "bivio" tra Lesbo e la Turchia

Pubblicazione:domenica 17 aprile 2016

Angela Merkel (Infophoto) Angela Merkel (Infophoto)

LIPSIA — "Credo che abbiamo potuto raggiungere qualcosa di essenziale" (Angela Merkel, cancelliera tedesca, Cdu), "La coalizione ha dimostrato di saper agire" (Sigmar Gabriel, Spd), "Una lunga serata con buoni risultati" (Horst Seehofer, Csu bavarese). Così si sono espressi i tre rappresentanti principali della grande coalizione tedesca dopo l'accordo sui profughi dello scorso giovedì sera. Esso può essere riassunto con le due parole tedesche: "fordern" e "fördern". La prima parola riguarda le "richieste legislative" che lo stato tedesco pone ai profughi, se vogliono vivere in Germania, la seconda la "promozione dei loro bisogni". 

In cosa consiste l'accordo più precisamente, che non è solo un accordo generico, ma che prevede una legge sull'integrazione dei profughi? In primo luogo nella creazione di 100mila posti di lavoro per profughi sul modello di un progetto esistente che si chiama "1 Euro Job": si tratta, per esempio, del lavoro che fa una bibliotecaria in un qualsiasi liceo della Germania. Esso garantisce, oltre i 400 euro mensili e la garanzia di un alloggio riscaldato, il guadagno di un euro per ora lavorativa, aggiuntivi al mensile. In secondo luogo nella garanzia che chi ha cominciato con la sua Ausbildung (tirocinio, formazione professionale), non può essere rimpatriato. Terzo: obbligatorietà di un corso di integrazione nella società tedesca ed infine possibile assegnazione obbligatoria di residenza, qualora lo stato tedesco lo giudichi necessario. 

La Faz di venerdì ha riportato però una nuova tensione tra Seehofer e Merkel. Il primo ha riproposto con durezza, prima del vertice europeo turco, la posizione della Csu: no ad una facilitazione dei Visa per i cittadini turchi e no alla Turchia come membro a tutti i diritti dell'Europa. Gabriel difende invece la cancelliera: "Se si è posto una certo percorso di negoziazioni per la Germania e la cancelliera lo segue non si può, dopo un breve periodo di tempo, voltarle le spalle". Questo giudizio di Gabriel, riportato da un'agenzia di Berlino e ripreso dalla Faz, è notevole perché la Spd, nelle recenti votazioni regionali, è il partito che nell'est della Germania ha perso più voti. Angela Merkel segue nella prospettiva di questo accordo legislativo la politica di "richieste/compiti e promozione dei bisogni" che è stato il motto di tutto il suo cancellierato. Seehofer è certamente il politico che più degli altri, per la posizione geografica della Baviera, è stato colpito dal flusso dei profughi, ma è anche colui che meno degli altri due prende sul serio la seconda parte del programma: è più interessato alle richieste dello stato tedesco che alla promozione dei bisogni dei profughi. 

La Bild invece lo difende, dicendo che la diminuzione del flusso migratorio non ha in primo luogo a che fare con un cambiamento della politica del governo, ma con la chiusura della rotta dei Balcani. Per questo motivo Seehofer non deve cedere con la sua politica intransigente nei confronti dei profughi. 


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COMMENTI
18/04/2016 - Profughi (Alessandro Di Giacomo)

Ma solo a me sembra che la Germania stia importando schiavi?

 
17/04/2016 - Accordo in Germania (Giuseppe Crippa)

Leggo sempre con interesse i commenti del prof. Graziotto su quanto avviene in Germania, Paese verso il quale nutro simpatia e stima e che ho visitato numerose volte. Non mi piace però il tono col quale Graziotto “processa le intenzioni” di Horst Seehofer, che certo conosce molto meglio di lui, residente in Sassonia, i bavaresi e, perché no, lo stato in cui si trova il quartiere turco di Monaco di Baviera.