BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

PRIMARIE USA/ Verso New York: Trump, Clinton e il "segreto" dei 4 blocchi (di voti)

Pubblicazione:lunedì 18 aprile 2016 - Ultimo aggiornamento:lunedì 18 aprile 2016, 12.32

Hillary Clinton (Infophoto) Hillary Clinton (Infophoto)

E' stato subito dopo l'attacco alle Torri Gemelle che un portavoce delle sfere governative si è permesso di dire che "D'ora in avanti, bisognerà stare attenti a come si parla"; e pochi (tra quei pochi, il poeta afro-americano Amiri Baraka) hanno avuto il coraggio di ribellarsi. Ecco, anche a New York si è cominciato a stare "più attenti", con l'ironica conseguenza (come di solito accade in simili casi) che l'atmosfera espressiva della città è peggiorata, senza che per questo il resto del paese si sia sentito particolarmente rassicurato rispetto a New York.

Tutte queste primarie sono un'ennesima dimostrazione (se mai ve ne fosse stato bisogno) che la classe politica americana non è superiore a quella europea, e che il tono del dibattito politico non è molto diverso. Si può anche dire dunque che, una volta superate le illusioni statunitensi di eccezionalismo, tutto il mondo è paese; e che, nella situazione attuale,  c'è poco da ridere. Eppure ogni tanto bisogna ridere, o meglio sorridere, piaccia o no alla Ppu. E' tutt'altro che inutile allora coltivare un pensiero libero e liberamente associativo, un po' irriverente, che procede a briglia sciolta; un pensiero che interroga (ripeto) il subconscio della società, il pensiero di quelli che sono i "parenti poveri" nell'illustre famiglia dei leader della politica e dei media.

Questi parenti poveri sono i poeti, i comici, i vignettisti, i pochi saggisti e pubblicisti indipendenti; e più in generale si tratta del modesto pensiero di quelli che muovendosi sotto il radar di internet, non disdegnano — nel mondo delle conversazioni in famiglia, tra amici, tra colleghi — di fare delle battute; diciamo, i nipotini di Oscar Wilde. Anche se la Ppu è sempre in ascolto, e pronta con la sua censura morbida, la censura col bavaglio profumato: "battute di dubbio gusto", "satira non proprio raffinata", e così via scoraggiando.

Penso per esempio alla battuta che, in tempi non sospetti — Trump non era ancora apparso all'orizzonte — una delle editorialiste abituali del New York Times fece a proposito dei due grandi partiti americani: i Democratici (scrisse) sono insopportabili; e i Repubblicani sono impresentabili. Allora, ricordo, quella battuta mi irritò — la trovai "di dubbio gusto" — perché a quei tempi nutrivo ancora illusioni sopra la qualità del discorso politico, soprattutto di quello americano. Non avevo ancora compreso bene la straordinaria abilità  statunitense di vendersi al disopra del proprio valore reale, in forte contrasto con l'eccezionale abilità italiana di svendersi (ma la conseguenza delle due manovre opposte è essenzialmente la stessa: mascherare la natura mercantile e compromissoria del discorso politico; il compromesso è l'equivalente in politica della dialettica in filosofia). 


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >