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PRIMARIE USA/ Verso New York: Trump, Clinton e il "segreto" dei 4 blocchi (di voti)

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Hillary Clinton (Infophoto)  Hillary Clinton (Infophoto)

Come al solito, questo segreto non-segreto sarà mantenuto fino all'ultimo momento; poi, appena arrivati i risultati delle elezioni, il New York Times (maestro dell'eufemismo sornione) si sentirà libero di analizzare sistematicamente i risultati, distinguendo il voto ebraico da quello cattolico, il voto nero da quello bianco, ecc. Intanto, forse, un paio di considerazioni ("non è vietato pensare") si possono avanzare.    

New York è la città (ce lo ha ricordato una fonte non sospetta di pettegolezzi anti-italiani come il governatore dello Stato, Andrew Cuomo, dando il benvenuto a Manhattan lo scorso febbraio al nostro presidente della Repubblica) la cui popolazione di origine italiana equivale pressapoco alla popolazione della città di Roma. Ed è anche la città (ce lo ha menzionato una fonte non sospetta di gossip antisemitico come una rubrica del New York Times) in cui la popolazione ebraica è la più numerosa, dopo Tel Aviv, di ogni altra città al mondo. Quanto alla popolazione nera e a quella ispanica, non c'è nemmeno bisogno di fare cifre. Si tratta dei quattro blocchi sulle cui alternanze si giocano le elezioni a sindaco della città — con qualche occasionale spazio per quella che si avvia a essere la nuova minoranza: la popolazione bianca di radice più o meno cristiana, e prevalentemente protestante.

Queste primarie, allora, si giocano in buona parte sui passaggi di voti causati dalle fenditure fra questi blocchi. Per esempio, il risultato di Sanders dipenderà dalle crepe dentro il blocco ebraico (difficoltà di Sanders, ebreo "laico" e progressista), che la Clinton tenterà di sfruttare insistendo sul lato duro del suo discorso internazionale; e anti-simmetricamente il risultato della Clinton (che vive — in questo come in altri rispetti — all'ombra del marito, il quale com'è noto fu definito "il miglior presidente nero nella storia degli Stati Uniti") dipenderà dalle fenditure dentro il blocco dei neri, che Sanders sta corteggiando sulla base del suo populismo. 

Comunque, anche qui (come nel caso di Trump) i giochi sono sostanzialmente fatti. Dopo il passaggio della meteora Sanders (che se non altro ha tolto la patina demoniaca, per gli Usa, dalla parola "socialismo", con più di mezzo secolo di ritardo rispetto all'Europa), la Clinton si avvia alla sua non-gloriosa vittoria presidenziale. Da New York (qualunque siano i suoi risultati alle primarie), Hillary Clinton può guardare a Washington; dove porterà, fra tante altre cose, la definitiva mediocrizzazione (in stile di "brand" commerciale) dell'ideologia femminista.



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