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Esteri

CAOS LIBIA/ Micalessin: Al Serraj e Haftar? Le bande stanno con chi offre di più

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Il governo e il Parlamento di Tobruk sono divisi al loro interno in varie fazioni che non riescono a decidere nulla. Tobruk non può certo riconoscere il governo di Al-Serraj, perché equivarrebbe a rinnegare il comandante supremo delle sue forze armate, Haftar. Siamo quindi sempre all’interno della complessa equazione libica che non mi sembra stia andando verso una soluzione.

 

All’interno di questa equazione, come vede il ruolo di Italia da un lato e Francia dall’altro?

L’Italia fin dal primo momento ha deciso di non schierarsi con Haftar, un personaggio molto contraddittorio e soprattutto molto divisivo. Ben difficilmente Haftar potrebbe imporre il suo potere in Tripolitania e quindi permettere la creazione di un potere centrale in grado di governare l’intera Libia. La Francia ha invece una strategia diversa dall’Italia, in quando fin dal 2011 Parigi ha puntato i suoi interessi sulla Cirenaica. E’ qui dove ha fatto scoppiare la rivoluzione e ha iniziato i bombardamenti. Ancora una volta siamo di fronte a una Francia che gioca una partita diversa da quella italiana e di molti altri protagonisti internazionali.

 

Il governo Renzi ha fatto la scelta giusta o poteva esserci una strategia migliore?

Sulla Libia il governo Renzi è stato assente per un lunghissimo periodo, dal febbraio 2014 allo stesso mese del 2015. Arrivando in ritardo non ha potuto fare altro che aggrapparsi alla zattera dell’Onu, puntare su una mediazione delle Nazioni Unite e infine scommettere su Serraj. Non è stato quindi in grado di condurre una politica autonoma, ma si è accodato alle mosse della comunità internazionale, giocando il ruolo di interlocutore privilegiato in quanto l’Italia è l’ex nazione colonizzatrice. Le mosse del governo Renzi in Libia sono state quindi decisamente opache.

 

(Pietro Vernizzi)

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