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DALLA GRECIA/ I numeri della disfatta di Tsipras

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Alexis Tsipras (Infophoto)  Alexis Tsipras (Infophoto)

Di certo c’è l’affanno del governo e della maggioranza. Sono molti i “syrizei” che parlano a mezza voce di un “suicidio politico” qualora il governo fosse obbligato, ad esempio, nel 2018 a licenziare circa 50 mila impiegati pubblici, a tagliare del 20% le pensioni, a ridurre gli stipendi pubblici. E che farà l’opposizione? Verrà in aiuto al governo? 

Venerdì scorso è iniziato il congresso dei conservatori di “Nea Demokratia”. Il giovane presidente, Kyriakos Mitsotakis, ha illustrato il nuovo programma del partito: un “patto verità” con i greci. Ha aggiunto che il partito presenterà il suo programma di governo - dettagliato e corredato da numeri - e ha promesso ai greci di “raccontare solo la verità per dura che questa possa essere”. Cambiati i simboli, cambiate le persone, cambiati i tempi, ma il risultato è sempre lo stesso. Prima di lui, tutti i leader che poi sono andati al governo hanno parlato di “verità”, di “responsabilità”, di “programma di governo sostenibile”. Di certo, la crisi economica, politica e sociale non ha scalfito il populismo della classe dirigente. E all’orizzonte non si vedono alternative.

La società civile è muta, inerme e arrabbiata. Tante le manifestazioni di protesta - medici, insegnanti -, tanti gli scioperi a oltranza - avvocati, giornalisti, commercialisti -, che però non producono risultati politici.

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