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RISIKO/ Il vero motivo (e la fretta) del viaggio di Obama in Uk e Germania

Nei giorni scorsi Obama ha visitato Arabia Saudita, Regno Unito e Germania, un viaggio di commiato da presidente, punteggiato da tensioni e per alcuni versi irrituale. CARL LARKY

Barack Obama con Angela Merkel (Infophoto) Barack Obama con Angela Merkel (Infophoto)

Si conclude oggi il viaggio politico di Barack Obama in Arabia Saudita, Regno Unito e Germania, Paesi con i quali vi erano diversi motivi di tensione, come già descritto, alcuni aggravatisi proprio prima del viaggio presidenziale. 

Le relazioni con l'Arabia Saudita sono tese da tempo, in particolare dopo che Obama ha assunto un atteggiamento più cauto nella complicata vicenda siriana. Negli ultimi tempi si è aggiunta la presentazione al Congresso di una proposta di legge che permetterebbe azioni giuridiche contro Stati sovrani, finora immuni, nel caso di attentati terroristici. Obama ha minacciato di porre il veto alla legge, se approvata,  ma la proposta è fortemente appoggiata dalle famiglie delle vittime dell'11 settembre, che ritengono in qualche modo l'Arabia Saudita coinvolta nella loro tragedia. Azioni legali sono già in corso contro il governo siriano e l'Iran, considerati Stati che sostengono i terroristi, e una parte dell'opinione pubblica americana non vede una grande differenza tra questi Stati e l'Arabia Saudita. Subito dopo la partenza di Obama da Riyad, la commissione dell'Onu sull'applicazione della Convenzione contro la tortura si è espressa in modo piuttosto critico verso l'Arabia Saudita, mettendo in luce il frequente ricorso alla tortura, alle flagellazioni e alle amputazioni e, in genere, a violazioni esplicite dei diritti umani. La questione dei diritti umani era stata sollevata anche da Obama ed è questa forse una ulteriore ragione della accoglienza formale, se non proprio fredda, riservata al presidente americano, almeno secondo diversi osservatori.

La visita di Obama a Londra ha coinciso con il genetliaco della Regina Elisabetta e il centenario di Shakespeare, rendendo più "calda" l'accoglienza, almeno mediaticamente. L'invito a pranzo dei reali inglesi nel castello di Windsor ha di molto contribuito e i cronisti si sono affrettati a sottolineare i cordiali rapporti tra la coppia reale e quella presidenziale.

Poco cordiale è stato invece il sindaco di Londra, Boris Johnson, con il riferimento alle origini keniote di Obama, interpretate come un possibile motivo a priori di avversione verso gli inglesi, già dominatori del Paese africano. Johnson ha anche accusato Obama di ipocrisia, visto che presidente Usa si immischia negli affari interni inglesi in favore della permanenza in una Ue che si guarderebbe bene dal proporre ai suoi concittadini americani, così gelosi della loro sovranità. Proprio la salvaguardia della sovranità inglese, ritenuta violata dalla permanenza nell'Ue malgrado le forti concessioni ottenute da Cameron, è una delle ragioni, forse la principale, in favore dell'uscita dall'Unione.

L'interferenza di Obama rischia di essere perciò dannosa per Cameron, dato che una buona parte dei Conservatori è per il Brexit, guidati proprio da Boris Johnson, candidato a sostituire Cameron alla guida del partito, probabilmente ancora prima del referendum, a causa del coinvolgimento del primo ministro nei Panama papers.