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SCENARI/ Chi ha lasciato "sola" l'Italia in Egitto e Libia?

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Non va meglio nel quadrante libico. Anche qui, in fondo, siamo soli. Per lo meno da quando nel 2011 l'Italia, che aveva da poco firmato un accordo con Gheddafi che, tra le altre cose, prevedeva la realizzazione di progetti infrastrutturali per 5 miliardi di dollari americani, è stata trascinata in una guerra senza né capo né coda, voluta dagli anglo-francesi. Da allora, fino a tempi recenti, la Libia ha virato sempre più verso la forma uno stato fallito. L'unica compagnia capace di continuare ad operare nel paese è stata l'Eni, mentre la Total, la Exxon e la Bp, solo per fare alcuni nomi, hanno piano piano fatto le valigie con la coda tra le gambe. Ma mentre l'Italia lavorava per mantenere le proprie posizioni in Tripolitania, impegnandosi al contempo sulla via diplomatica per il governo di concordia nazionale, la Francia con una mano sosteneva gli sforzi unitari mentre con l'altra continuava a "foraggiare" Tobruk. 

Così se Hollande appoggia ufficialmente il governo voluto dalle Nazioni Unite, tanto che il ministro degli esteri francese si è da poco recato in visita a Tripoli per omaggiare Serraj, le forze speciali francesi continuerebbero ad operare nella base di Benina supportando il generale Haftar che avanza verso Bengasi con armi egiziane di fabbricazione francese e pagate da Riad. D'altra parte le risorse della Cirenaica fanno gola alla Francia e non solo. E' qui che le compagnie francesi, inglesi — ma anche russe, cinesi e non solo — si stanno dando un gran da fare in attività esplorative, piazzando le loro bandierine in suolo libico.

Se è vero dunque che, come scriveva Pier Paolo Pasolini, "bisogna essere molto forti per amare la solitudine", dovremmo pensare fin da ora a come allenarci in tal senso.

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