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PRIMARIE USA 2016/ Clinton, Trump e il "buco nero" di un popolo da ricostruire

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Donald Trump (Infophoto)  Donald Trump (Infophoto)

Già, Trump. Vince alla grande in cinque Stati su cinque lasciando briciole di delegati agli avversari. A Cruz addirittura di briciole gliene lascia una: un delegato! Mi dispiace, mi dispiace molto, anzi mi preoccupa molto, ma lo scenario che ci si presenta sembra ineluttabilmente essere quello di una sfida Clinton-Trump. Lei sempre cauta, guardinga, misurata anche negli attacchi, sempre alla ricerca della massima inclusività possibile, pienamente consapevole del fatto che siccome non piace a nessuno, sarà bene che faccia la parte di quella a cui piacciono tutti. Lui prepotente, sfacciato, diretto, offensivo, estemporaneo ed imprevedibile. Odiato da molti, e da molti amato.

Come in tutte le notti elettorali, ieri guardavo la Cnn e come sempre mi infastidivo ad ascoltare i soloni di turno. Ad un tratto uno di costoro, in uno sprazzo di onestà intellettuale prende la parola e fa: "...Mah... Noi possiamo dire tutto quello che ci pare, ma guardate i risultati di questa sera... La gente dice altro".

Cosa dice la gente? Una cosa, ed il suo opposto. Dice Hillary, ovvero che qualcuno ci porti pure dove ci vuole portare, a me poco importa. Dice Trump, ovvero sbaracchiamo tutto, diamoci giù con il piccone, tanto peggio di così non possiamo andare. È questo il buco nero in cui siamo finiti. Un grande paese non può esistere senza un grande popolo. Questo è un popolo da ricostruire. 

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