BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Esteri

PRIMARIE USA 2016/ Clinton, Trump e il "buco nero" di un popolo da ricostruire

Le primarie Usa portano Hillary Clinton e Donald Trump alla nomination. Trump vince in cinque Stati, mentre la Clinton in quattro. Da New York, il commento di RIRO MANISCALCO

Donald Trump (Infophoto)Donald Trump (Infophoto)

NEW YORK — Niente di nuovo sul fronte occidentale. Il vento dell'est porta novità che non sono altro che conferme. Pennsylvania, Delaware, Maryland, Connecticut e Rhode Island ci dicono che l'inerzia di queste presidenziali ormai è quella che è, una colata lavica che procede lentamente ma inarrestabilmente portando Hillary Clinton e Donald Trump alla nomination.

L'unico sussulto — si fa per dire — ce lo offre Bernie Sanders con la vittoria in Rhode Island: una manciata di voti e due delegati più della Clinton. Dev'essere l'onda lunga di quello spirito ribelle che fece di Rhode Island la prima delle tredici colonie a mandare a quel paese la corona Britannica. Anno Domini 1776.

Sanders, sempre più ingobbito sotto il peso degli anni, della fatica e soprattutto delle batoste elettorali, è sul punto di mollare. Il gap che lo separa dalla rivale è ormai pressoché incolmabile. Se si considerano i super-delegates (che potranno anche non piacere, ma il sistema è fatto così), se si considera il fatto (risaputo) che la matematica non è un'opinione e che in questo caso basta l'aritmetica, Bernie ed il suo "sogno di un nuovo sogno americano" possono tornarsene a casa. Un nuovo sogno "socialista" o "social democratico". Un nuovo sogno che — for better or worse, nel bene o nel male — avrebbe puntato a dismettere e seppellire il pensiero dominante che scopo della vita sia il successo, rilanciando l'obiettivo della giustizia sociale. Almeno come intenzione.

Il partito democratico ringrazia, applaude e procede verso la prossima battaglia. Peccato, perché è innegabile che Sanders era riuscito a gettare nella mischia della contesa elettorale un briciolo di slancio ideale, dimostrando tra l'altro che l'indifferenza (se non ostilità) delle nuove generazioni rispetto alla politica non è un muro insormontabile. La campagna di Sanders, il più vecchio tra tutti i candidati, ha vissuto del vigore di decine di migliaia di giovani volontari. Ne prende atto anche Hillary, che loda il rivale sconfitto e ne preserva reliquie di programma facendole percolare nel suo, furbescamente, senza scossoni, come fossero cose che lei, Mrs. Clinton, ha sempre pensato, sempre affermato e per cui ha sempre lottato.

Non è vero, ma poco importa. Quel che importa è che il partito sia unito, ed unito si prepari allo scontro finale. Non tutti i seguaci di Sanders si manterranno fedeli alla causa democratica con l'uscita del loro Don Chisciotte. Chi ha appoggiato il senatore del Vermont come atto di sfida verso l'ipocrisia politica potrebbe benissimo preferire Trump ad Hillary, icona dello status quo e della dominante omologazione ideologica introdotta da Obama e fattasi prepotente in questi otto anni.