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CAOS SIRIA/ Alsabagh (Aleppo): le bombe non sono di Assad, ma di Isis e al Nusra

Pubblicazione:sabato 30 aprile 2016

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La gente non esce più, Aleppo è una città fantasma, è come se ci fosse sempre il coprifuoco. Stamattina (venerdì, ndr) hanno lanciato missili in un mercato affollatissimo dove si vende la verdura. I morti sono stati molto numerosi, e la gente dopo questi fatti si chiude nelle case. I negozi hanno la serranda abbassata, le persone cercano di evitare le zone con una percentuale alta di bombardamenti e vivono nella paura. Già prima non c’era lavoro, immaginiamoci adesso com’è la situazione.

 

In città ci sono acqua ed elettricità?

L’elettricità non esiste da giorni e giorni, l’acqua va e viene. Ciò rende la situazione più difficile. Ci troviamo sulla soglia di una catastrofe umanitaria.

 

Che cosa possiamo fare noi europei per la gente di Aleppo?

Occorre fare pressione su tutte le parti in gioco per fermare questa guerra e i missili che cadono sulla gente. Questa non è una guerra in difesa del popolo sofferente, ma una guerra dell’avidità. L’avidità di tanti Paesi stranieri che vogliono mettere le mani sulla Siria. Occorre fare tornare la pace, così che la gente riesca a tornare a lavorare e a sfamarsi e Aleppo riprenda a essere un luogo dove l’uomo non perda la sua dignità.

 

Che cosa riuscite a fare per i più poveri come parrocchia?

Distribuiamo qualche scatola di alimentari, un po’ di aiuti sanitari, perché non ci sono le assicurazioni mediche. Offriamo inoltre un sostegno di preghiera attraverso la parola di Dio e i sacramenti. Ormai qui non c’è una sola famiglia che non abbia perso almeno una persona uccisa dai missili. Per non parlare di quanti sono stati rapiti, mutilati, hanno perso la casa o il lavoro, negozi o società industriali. Un uomo aveva milioni e ora rischia di essere sfrattato perché non paga la cifra mensile del prestito bancario.

 

Lei è vissuto in Italia per tanti anni. Perché rimane ad Aleppo?

Perché qui c’è gente che soffre, che ha bisogno di un sostegno. Prima di tutto di un sostegno umanitario, e poi di un sostegno spirituale. Qui sono rimasti tantissimi cristiani, e questa gente è disperata.

 

Buona fortuna, padre Ibrahim.

Più che della fortuna abbiamo bisogno delle vostre preghiere, perché Dio intervenga quando gli uomini non possono fare più nulla.

 

(Pietro Vernizzi)



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