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LIBIA/ Così l'Italia protegge la "campagna acquisti" di Serraj

Pubblicazione:lunedì 4 aprile 2016

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Sono giorni davvero complicati per la Libia, giorni in cui gli eventi si susseguono con una rapidità e con un'imprevedibilità tali da rendere difficile qualunque previsione, seppure di breve periodo. 

Lo scorso mercoledì Fayyez al-Serraj aveva messo piede in suolo tripolino in una situazione che non faceva presagire nulla di buono. Se da un lato il premier del governo di concordia nazionale poteva contare su un accordo di sicurezza — nato anche dall'impegno del generale Paolo Serra — forte del sostegno di alcune importanti milizie locali tra cui quella di Misurata e quella di Abdel Hakim Belhadj, dall'altro il vero e proprio boicottaggio messo in piedi dal Consiglio nazionale generale di Khalifa Ghwell aveva fatto correre almeno un brivido lungo la schiena a tutti gli sponsor interni e internazionali del nuovo governo unitario. Gli esponenti del parlamento tripolino, infatti, avevano immediatamente proclamato lo stato di emergenza, bloccando alcune delle principali strade della capitale per impedire l'ingresso dei membri del Consiglio unitario, chiudendo l'aeroporto di Mitiga e costringendo Serraj ed i suoi ministri a riparare nella base navale di Abu Sita. 

Neppure 48 ore dopo lo scenario appare notevolmente mutato. Nella notte di venerdì giungono notizie secondo le quali i membri più rappresentativi dell'ormai ex governo di Tripoli, il primo ministro Ghwell e il presidente del parlamento Nouri Abu Sahmain, avrebbero lasciato, seppure momentaneamente, la capitale. Nel frattempo il governo di accordo nazionale ha incassato anche la fiducia di uno degli attori più forti e "utili" del panorama libico, le Petroleum Facilities Guards guidate da Ibrahim Jadhran che controllano i principali insediamenti petroliferi della Tripolitania ma hanno, soprattutto, un ruolo di primo piano nell'area della Cirenaica "di Haftar". Si tratta di una mossa importante sia sul fronte tripolino che su quello di Tobruk, perché indebolisce la posizione del generale Haftar con cui, peraltro, i rapporti di Jadhran non sono mai stati idilliaci. 

Intanto Serraj continua le frenetiche trattative — o se si preferisce contrattazioni e "oboli" — con vari notabili tripolini, accaparrandosi il consenso di una decina di città libiche, tra cui Sabratha e Zuara, e di tredici municipalità che hanno deciso di salire su quello che, al momento, sembrerebbe essere il carro del vincitore. 

L'effetto bandwagon, per lo meno in queste ore, sembra proseguire, tanto che il premier ha incontrato anche Saddek Elkaber, il governatore della Banca centrale libica che, assieme al fondo sovrano Libyan Investment Authority (Lia), è la più ambita cassaforte del paese. Un passo avanti importante che potrebbe consentire al nuovo governo di accaparrarsi a breve anche il tesoretto di circa 70 miliardi di dollari della Lia, questione ancora pendente sul tavolo dell'Alta Corte di Londra. 


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