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CASO REGENI/ Youssef: la polizia voleva torturarlo e poi espellerlo, ma qualcosa è andato storto

Giulio Regeni (Foto dal web) Giulio Regeni (Foto dal web)

Non so quali siano le reali intenzioni di Al-Sisi. In ogni caso rivelare che la sua mano destra, cioè l’apparato di polizia, ha torturato a morte uno straniero è come ammettere che lo Stato retto da al Al-Sisi stesso è caratterizzato da repressione e brutalità.

 

Se Regeni era considerato un problema politico, non era molto più semplice espellerlo dal Paese?

Negli edifici della polizia e della sicurezza dello Stato la tortura è una routine. Può darsi che le autorità egiziane abbiano pianificato di espellerlo, ma che Regeni sia morto prima che ciò avvenisse.

 

E se invece Regeni fosse stato ucciso da qualcuno che voleva guastare le relazioni tra Italia ed Egitto?

Questa è la narrativa nazionalista, ripetuta dalle forze filo-governative, per giustificare il crimine e nascondere l’orribile atto della polizia egiziana. Secondo il mio punto di vista non c’è nulla di vero.

E lo stesso vale anche per le persone che, all’inizio di questa vicenda, hanno affermato che “Regeni era un omosessuale” e che era stato rapito e ucciso da uomini sconosciuti.

 

Confrontando le presidenze di Mubarak, Morsi e Sisi, quale è stata migliore dal punto di vista della libertà di stampa?

Sono tutte uguali. Tutte e tre hanno oppresso i media e la stampa. Soltanto che Mubarak non cercava nemmeno di giustificare i suoi crimini contro i giornalisti. Il regime di Al-Sisi al contrario mette in atto degli sforzi per giustificare l’oppressione.

 

(Pietro Vernizzi)

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