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SPY LONDRA/ Quello che i media italiani non dicono su Sadiq Khan

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Sadiq Khan (Foto dal web)  Sadiq Khan (Foto dal web)

Nel primo periodo del mio soggiorno a Londra, tra il 2008 e il 2010, ho condiviso un appartamento a Cheshire Street, a metà strada tra Brick Lane e Bethnal Green, nel pieno di quella che viene chiamata Londonistan. Quindi, so di cosa parlo quando vi dico che l'elezione a sindaco di Londra di Sadiq Khan è tutto fuorché qualcosa di cui essere felici. Di lui, ovviamente, la grande stampa ha raccontato la favola del figlio di immigrati che ha coronato il sogno grazie al multiculturalismo della capitale britannica: 45 anni, figlio di un autista di bus pachistano, sesto di sette fratelli cresciuti in una casa popolare dell'East End. Poi gli studi in legge, la carriera da avvocato per i diritti civili fino alla candidatura e alla conquista della London City Hall. Punto, basti vedere lo zuccheroso servizio andato in onda martedì notte a Porta a porta, dove veniva definito un musulmano moderato e vittima esso stesso delle minacce del radicalismo, dopo averlo dipinto come un misto tra Gandhi e Nelson Mandela. Ora vediamo davvero chi è Sadiq Khan e cosa può rappresentare non solo per Londra e il Regno Unito, ma per l'Europa che verrà la sua vittoria, magari può essere utile anche alla stampa autorevole e al buon Bruno Vespa. 

Khan ha vinto con il 57% delle preferenze, circa 1,3 milioni di voti, praticamente la stessa cifra della popolazione musulmana di Londra e non appena eletto ha compiuto due atti che sono palesi casi di excusatio non petita, accusatio manifesta: discorso di insediamento in una chiesa anglicana e poi incontro con la comunità ebraica. Queste le sue parole da sindaco neo-eletto: «Sarò il musulmano britannico che porterà avanti la lotta contro gli estremisti». Sicuri? Partiamo dalle accuse che in campagna elettorale gli aveva mosso il contendente, il conservatore Zac Goldsmith, ricco ereditiere di una famiglia ebraico-tedesca imparentata con i Rothschield: «Io non ho mai detto che Khan è un estremista, ma senza il minimo dubbio ha offerto palcoscenico, ossigeno e copertura a chi è estremista. Penso che stia giocando con il fuoco, perché ne va della sua volontà di condividere il campo con gente che vorrebbe gettare a mare ogni ebreo di Israele. Stiamo parlando del fatto che lavorava per lui qualcuno che riteneva che l'omicidio per strada del soldato Lee Rigby fosse un'invenzione, del fatto che prima di diventare deputato la sua carriera fosse basata sull'insegnare ai clienti a fare causa alla polizia. Pretendere che queste non siano domande legittime ma islamofobia è incredibilmente irresponsabile». 

E, in effetti, tra le prime proposte-promesse fatte da sindaco, Khan ha chiesto la limitazione della politica di stop-and-search da parte della polizia, pratica inaugurata dopo gli attentati del 7 luglio 2005 a Londra. E che dire dei rapporti di Khan con Suliman Gani, un religioso musulmano di Tooting, la circoscrizione di Londra sud di cui il neo-sindaco è rappresentante in Parlamento? Goldsmith ha le idee chiare al riguardo: «Condividere il palcoscenico nove volte con Suliman Gani, una delle figure più repellenti di questa nazione, non può essere accaduto per caso». E in effetti, fra il 2004 e il 2013 il buon Khan e Gani hanno tenuto discorsi agli stessi eventi per nove volte, durante i quali il religioso ha definito le donne "servitrici" degli uomini e ha condannato omosessualità, matrimoni gay e anche il trapianto di organi. 


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COMMENTI
12/05/2016 - Poveri noi. Sveglia! (Carlo Cerofolini)

Che dire se non – seguitando così – si darà ragione a Arnold J. Toynbee, il quale affermava che le civiltà non muoiono per omicidio ma per suicidio? Sveglia!