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SIRIA/ Samir: dietro la morte del capo Hezbollah, la mano dell'Isis e (forse) la mente di Riad

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In Libano (Infophoto)  In Libano (Infophoto)

C’entra perché in Siria abbiamo esattamente la situazione opposta. Da circa 50 anni il governo è nelle mani degli alawiti, che sono a loro volta sciiti, pur essendo la minoranza. Questi ultimi rappresentano il 15-17% della popolazione siriana, mentre i sunniti sono il 70%. Il fatto di essere la maggioranza della popolazione ma non poter controllare il governo suscita la rabbia dei sunniti, ma questo non giustifica la guerra generalizzata cui stiamo assistendo.

 

L’odio tra sunniti e sciiti è reciproco?

Sì, ma pur con delle eccezioni l’islam sciita è più disponibile al dialogo. Il clero sciita è molto più aperto a tutte le dimensioni della vita spirituale e umana rispetto a quello sunnita.

 

Nel frattempo lei come valuta i risultati dell’intervento russo in Siria da settembre a oggi?

Di tutte le operazioni militari messe in atto contro l’Isis, quella russa è l’unica a essere risultata in parte efficace quantomeno in alcune aree. Mosca è riuscita a fare arretrare lo stato islamico nella zona di Aleppo e costretto i mujaheddin a ritirarsi da altre parti del Paese. L’esercito siriano di conseguenza è riuscito a conquistare alcune aree. Rimane ancora molto da fare per cacciare i terroristi dell’Isis. Mettendo a confronto da un lato il contributo russo e dall’altra quello europeo e americano, non ci sono però dubbi sul fatto che la Russia sia intervenuta in modo più efficace.

 

(Pietro Vernizzi)



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