BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

GEO-POLITICA/ La "patata bollente" pronta per l'Europa

Infophoto Infophoto

Riflettendo, poi, al netto delle vittime innocenti, Hollande ha ottenuto solo vantaggi involontari da questo attentato o sciagura che sia. Primo, ha immediatamente posto il divieto alle manifestazioni pubbliche per motivi di sicurezza, ponendo fine quindi ai cortei oceanici dei sette sindacati e dei movimenti di base e studenteschi contro la nuova legge sul lavoro, fatta passare in Parlamento con una scappatoia alla Renzi. E siccome quelle proteste vanno avanti da marzo e stavano aumentando di intensità e anche violenza, da ieri stop. Secondo, proprio l’altro giorno è stato prolungato lo stato di emergenza in Francia, lo stesso che Hollande firmò tornando all’Eliseo dopo gli attentati allo Stade de France e mentre l’attacco al Bataclan non era ancora iniziato (casualmente era già stato redatto, pronto da firmare) e che garantisce al presidente pieni poteri in fatto di sicurezza, bypassando anche il Parlamento. Il tutto a meno di un mese dagli Europei di calcio proprio in Francia e con l’intelligence transalpina che ha già avvisato il mondo politico di prepararsi a un alto rischio di attentati, soprattutto nei punti di ritrovo dei tifosi. La situazione perfetta per un presidente e un governo che traballano: l’emergenza e la paura sono sempre ottime alleate del potere, tanto più se questo potrà accreditarti come uomo di legge e ordine in vista delle presidenziali dell’anno prossimo, provando così a sgonfiare il fenomeno Marine Le Pen.

Il tutto in un Paese dove soltanto lo scorso dicembre sono stati effettuati controlli di intelligence che, guarda caso, hanno portato al ritiro del badge a 57 lavoratori dell’aeroporto parigino Charles De Gaulle, perché ritenuti possibili soggetti con legami al radicalismo islamico. Certo, negli Usa c’è fermento nel Deep State, soprattutto perché ormai Obama è un’anatra zoppa e corpi intermedi, media, grandi corporations e agenzie federali cercano di riempire i vuoti di potere e indirizzare la politica nazionale da qui al voto. Ma proprio perché c’è tensione al loro interno, potrebbero non essere nelle condizioni di voler operare, visto che giovedì mattina la CIA ha detto subito di ritenere probabile e con evidenze l’ipotesi dell’attentato, venendo smentita pochi minuti dopo dall’FBI.

Insomma, più che guardare direttamente Oltreoceano, una spiegazione all’accaduto potrebbe risiedere in Europa o ai suo confini più limitrofi. Anche perché il momento è di tensione altissima e una data chiave potrebbe essere quella di domani, 22 maggio, quando in contemporanea si terranno il secondo turno delle elezioni presidenziali in Austria, con la possibile vittoria del candidato di estrema destra che acuirebbe le tensioni in seno all’Ue sul tema migranti, e il congresso straordinario dell’Akp col quale si dovrà scegliere il prossimo leader del partito di maggioranza in Turchia, dopo l’addio di Ahmet Davutoglu, non solo dal ruolo di premier turco ma anche di numero uno del movimento politico di Erdogan e la nomina, sempre l’altro giorno, a nuovo primo ministro del fedelissimo di Erdogan, Binali Yildirim. E ora l’Europa ha poco da stare tranquilla: immediatamente dopo le dimissioni di Davutoglu, lo stesso Erdogan ha rilanciato l’idea di procedere con la riforma presidenziale «nell’interesse del Paese» e ha ribadito, con tono di sfida, che la Turchia non cederà alle richieste europee che riguardano la politica interna turca.