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Esteri

DALLA GRECIA/ Il successo di Tsipras che mette in svendita il Paese

Alexis Tsipras (Infophoto)Alexis Tsipras (Infophoto)

A scorrere le 7500 pagine troviamo una sorpresa: è previsto un taglio della spesa pubblica. Verrà abolita la produzione delle carte geografiche, considerato che con il Gps si ottengono gli stessi risultati. Poi è la volta del capitolo delle privatizzazioni - un tabù per la sinistra radicale fin tanto che era all’opposizione. Verrà messa in vendita “la ricchezza del popolo ellenico”, il virgolettato appartiene a Syriza quando era all’opposizione. Verrà istituita un’autorità in cui confluiranno tutti i beni immobili dello Stato. Sarà formata da cinque membri, di cui due nominati dalla Troika. Il progetto di Schauble si è concretizzato. Per i prossimi 99 anni, quasi l’intero patrimonio dello Stato (trasporti, infrastrutture, industrie, servizi di pubblica utilità, ferrovie) sarà sotto il controllo dei creditori. Il governo di sinistra ha accettato un diktat che hanno rifiutato i liberal-conservatori, i quali, oggi all’opposizione, usano le stesse accuse - “si privatizza il Paese” - che a suo tempo erano gli slogan della sinistra.

Resta da capire come i portafogli reagiranno a tutti questi aumenti - attualmente devono allo Stato circa 80 miliardi in tasse e contributi arretrati -, compresi quelli delle sigarette, del caffè e della birra. I tre “totem” culturali della società ellenica: un caffè mattutino accompagnato da almeno un paio di sigarette. Una “birretta” serale attorno a un tavolo con gli amici. O come reagiranno i centomila pensionati a basso reddito che dovranno restituire (in dodici rate) l’assegno di solidarietà sociale percepito nei primi sei mesi di quest’anno, secondo quanto stabilito dalla nuova legge sulle previdenza sociale.

Tutta questa macelleria sociale, in vista dell’Eurogruppo di lunedì prossimo, in cui Tsipras si aspetta una qualche risposta alla sua richiesta di ristrutturazione del debito. Se ne parlerà dopo il 2018, fa sapere Berlino, cioè dopo le elezioni tedesche. Il Fmi fa sapere che senza una ristrutturazione del debito potrebbe schizzare al 300% entro il 2060. Il primo ministro necessita di un risultato positivo da vendere sulla piazza di Atene. Il come lo venderà fa parte del bizantinismo di questo governo.

Tsipras non era contrario alla costruzione del gasdotto Tap? Eccolo a inaugurare l’inizio del lavori. Tsipras non era contrario alla tassa sulla casa? Ed ecco che ne aumenta i parametri. Tsipras non era contrario all’aumento delle tasse indirette? Eccolo votare gli aggravi. Tsipras non voleva aumentare le pensioni? Ed ecco i tagli. Tsipras non voleva abolire il Memorandum? Di certo, i prossimi anni non saranno migliori né per il governo, né per il Paese, nonostante le continue promesse di giorni “gloriosi”, sventagliate da parlamentari “syrizei” che vanno ammirati sul come riescano ad arrampicarsi sui vetri. Quando sostengono le loro idee si prova un certo imbarazzo nell’ascoltarle. C’è da chiedersi quale sia la loro analisi del corpo sociale che li ha eletti. 

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