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Esteri

ISRAELE E PALESTINA/ Da Netanyahu a Lieberman, ecco chi lavora contro la pace

Benjamin Netanyahu (Infophoto)Benjamin Netanyahu (Infophoto)

Questa soluzione, che dimostra il notevole pragmatismo di Netanyahu, sembra confermare la motivazione data da Yaalon alle sue dimissioni: la costante crescita delle componenti estremiste nel governo e nel suo stesso partito, il Likud. Le preoccupazioni di Yaalon, un ex generale, sono condivise anche dai vertici dell'Idf, l'esercito israeliano, secondo quanto riporta il sito Terrasanta.net. All'inizio di maggio, alla vigilia della Giornata dell'Olocausto, il vice capo di stato maggiore della Difesa, generale Yair Golan, ha invitato a dibattere sulla capacità israeliana "di estirpare i semi dell'intolleranza, della violenza, dell'autodistruzione e della decadenza morale". Queste considerazioni, fatte  durante la commemorazione dell'Olocausto, hanno scatenato violente reazioni e un rimbrotto da parte di Netanyahu. 

Polemiche analoghe aveva suscitato a febbraio il capo di stato maggiore, generale Gadi Eisenikot, quando aveva messo in guardia i giovani soldati dal ricorso eccessivo alla forza durante gli interrogatori degli aggressori palestinesi. Sullo sfondo vi è il caso di Elor Azaria, un soldato israeliano diciannovenne, filmato il 24 marzo scorso mentre giustiziava a sangue freddo un assalitore palestinese, a terra ferito e immobile. Il soldato è ora sotto processo, ma le  manifestazioni in suo favore hanno suscitato reazioni di condanna da parte delle organizzazioni sui diritti umani.

La sostituzione di Yaalon con un estremista come Liberman, che non è peraltro un militare, getta ulteriore benzina sul fuoco e allontana la soluzione della questione palestinese, peggiorando oltre tutto i rapporti già non eccellenti con il governo americano. Questa scelta è stata criticata aspramente da Ehud Barak, un altro militare esponente della sinistra, che fu primo ministro alla fine degli anni 90 e ministro della Difesa nel secondo governo Netanyahu, dal 2009 al 2013. Barak ha espressamente parlato di "germi di fascismo" nel governo israeliano, che si sta sempre più allontanando dallo "spirito dello Stato di Israele e dell'Idf". Pesanti critiche sono venute anche da Tzipi Livni, già ministro nel precedente governo Netanyahu e ora esponente di punta con Herzog della Zionist Union, che ha parlato di crisi non solo politica, bensì morale.

La pace sembra quindi sempre più un miraggio, ma forse ha ragione Gilad Halpern che, sul sito israeliano +972 Magazine, afferma che sulla base delle precedenti esperienze nulla cambierà e la situazione rimarrà grave come lo è già adesso: in Israele, dice Halpern, vale la regola "più si cambia, più è la stessa cosa". Vale a dire,  ognuno ha la sua versione del Gattopardo.

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