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ISRAELE E PALESTINA/ Da Netanyahu a Lieberman, ecco chi lavora contro la pace

Pubblicazione:lunedì 23 maggio 2016

Benjamin Netanyahu (Infophoto) Benjamin Netanyahu (Infophoto)

In un precedente articolo identificavo nell'involuzione in atto sia all'interno del movimento palestinese che nel governo e in una parte almeno della società israeliana la ragione principale della crescente difficoltà nell'attuare quella soluzione dei "due Stati" ritenuta da decenni l'unica possibile per la questione palestinese.

Questa involuzione, comune a molti Paesi mediorientali, si caratterizza per l'abbandono di posizioni laiche e spesso di sinistra, quantomeno così considerate in Occidente, in favore di una fisionomia della società e delle istituzioni di tipo più confessionale. E' uno degli elementi emergenti nella società e nella politica israeliane, come dimostrano i ripetuti atti di vandalismo compiuti da estremisti ebrei anche contro luoghi di culto cristiani.

In Israele si aggiunge poi la contrapposizione tra una sinistra ancora legata al movimento sionista degli inizi e una destra, attualmente al governo, apparentemente in via di progressiva radicalizzazione. In questo scenario vanno inquadrate le repentine dimissioni del ministro della Difesa, Moshe Yaalon, anch'egli del Likud come Benjamin Netanyahu ma in aperta rottura con il primo ministro, che ha però giustificato il rimpasto con la necessità di ampliare la maggioranza di governo. L'attuale coalizione di cinque partiti può contare solo su 61 voti su 120 membri della Knesset ed erano stati avviati contatti con il leader dell'opposizione, Isaac Herzog, capo del partito Zionist Union, al quale Netanyahu aveva offerto l'incarico di ministro degli Esteri, finora tenuto da lui stesso ad interim. 

L'eventuale entrata della Zionist Union nella coalizione, con i suoi 24 seggi, avrebbe dato luogo a un forte governo di unità, una sorta di Grosse Koalition, ma segnata da  una difficile coesistenza con i partiti confessionali e di destra già presenti nel governo. L'accordo è saltato per la forte resistenza di diversi membri del partito sionista, che lo ritenevano innaturale e controproducente. Herzog ha reagito in modo piuttosto irritato, affermando che erano iniziate concrete discussioni con Netanyahu per giungere a una pace definitiva con i palestinesi. A quanto pare, la base delle trattative era il piano di pace elaborato nel 2002 dall'Arabia Saudita che, opportunamente rivisto e aggiornato, avrebbe portato alla soluzione del problema palestinese e alla normalizzazione delle relazioni israeliane con i Paesi sunniti moderati. Un'ulteriore conferma della "comunione di interessi" tra Israele e Arabia Saudita di fronte al comune nemico iraniano.

Il fallimento delle trattative con Herzog ha portato all'accordo con Israel Beteinu (Israele casa nostra), partito laico di estrema destra e sostenuto soprattutto da immigrati russi, che conta 6 deputati alla Knesset. Il suo leader, Avigdor Liberman, nel 2009 era già stato ministro degli Esteri in un precedente governo Netanyahu e ora sostituirà alla Difesa il dimissionario Yaalon. 


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