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Esteri

SIRIA/ Waqqaf: dietro gli attentati di Isis e al Nusra, i "giochi" pericolosi d Turchia e Arabia

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L’obiettivo potrebbe essere quello di mettere fine alla cessazione delle ostilità. Gruppi come Al-Nusra sono stati infatti esclusi dalla tregua, e il fatto che altre sigle vi aderiscano potrebbe creare frizioni nel fronte ribelle.

 

Qual è la posta in gioco legata alla durata o meno della cessazione delle ostilità?

L’obiettivo del cessate il fuoco proposto inizialmente dalla Russia era quello di separare le sigle non jihadiste da quelle affiliate ad Al-Qaeda. La risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha dichiarato che Al-Nusra e Isis sono gruppi terroristici. Significa che Russia e Stati Uniti erano d’accordo sul fatto di spingere i gruppi non jihadisti a separarsi da Al-Nusra. Questo piano però non ha funzionato. I risultati ci sono stati per quanto riguarda alcune piccole fazioni. I gruppi più grandi però non si sono potuti permettere di abbandonare Al-Nusra.

 

Per quali motivi?

Quando è iniziata la cessazione delle ostilità il capo di Al-Nusra, Abu Mohammad al-Julani, è andato ben due volte in televisione per dire che avrebbe combattuto qualsiasi sigla avesse preso parte al processo politico, e che i soldati di queste fazioni si sarebbero uniti ad Al-Nusra. Quest’ultima ha dato seguito alle sue minacce nella provincia di Hama, nei confronti del gruppo ribelle noto come “13esima divisione”, appoggiato dagli Stati Uniti. Il 13 marzo scorso infatti Al-Nusra ha conquistato il quartier generale e le armi di questo gruppo. I gruppi semi-jihadisti d’altra hanno ritenuto che non fosse nel loro interesse scontrarsi con una fazione molto più organizzata come Al-Nusra.

 

Al-Nusra è così potente da riuscire da sola a fare fallire la tregua?

Dietro il fallimento della cessazione delle ostilità non c’è solo Al-Nusra. Arabia Saudita e Turchia non sono contente delle modalità con cui si sono realizzati i negoziati di Vienna, in quanto preferivano il format di Ginevra.

 

Qual è la differenza?

Arabia Saudita e Turchia vogliono un esecutivo di transizione con pieni poteri, e non invece un governo più ampio nel quale Assad rimanga in carica pur formando una coalizione con una parte delle opposizioni. Riyad e Ankara hanno dato rassicurazioni ai gruppi non jihadisti o semi-jihadisti sul fatto che se loro continuano a combattere, li riforniranno di armi e denaro. Il loro invito è a rinviare il processo politico a dopo che sarà stato eletto il nuovo presidente degli Stati Uniti.

 

(Pietro Vernizzi)

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