BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Esteri

GEO-POLITICA/ Così Putin mette in crisi gli Usa

Vladimir Putin (Infophoto)Vladimir Putin (Infophoto)

Si sa, la Polonia riceve aiuti sia militari Nato, sia economici dell'Ue (vengono da Bruxelles fondi di coesione pari a un terzo della crescita annua del Prodotto interno lordo polacco) e quindi deve cercare di non urtare la suscettibilità di nessuno dei due soggetti, ma questa volta l'appello pare qualcosa di più: definire la Russia un pericolo maggiore dell'Isis, ancorché provenendo da un background storicamente russofobo, significa altro. Ovvero, aprire un nuovo fronte di tensione a Est. 

Un fronte già caldo, d'altronde. Dopo i centri di comando in Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia e Romania, aperti ufficialmente il 3 settembre scorso e pienamente operativi, entro il prossimo luglio (in contemporanea con il voto Ue sul rinnovo delle sanzioni a Mosca), i ministri della Difesa dell'Alleanza atlantica hanno approvato, infatti, la creazione dei nuovi centri in Ungheria e in Slovacchia, il cui scopo sarà quello di facilitare il dispiegamento rapido di truppe Nato e di coordinare le esercitazioni. 

L'Ungheria, però, non è un membro facile da gestire e Orban da tempo flirta con Mosca, pur non potendosi del tutto inimicare Bruxelles, soprattutto dopo la costruzione del muro anti-immigrati. Confinando con l'Ucraina, l'Ungheria è avamposto Nato privilegiato: Orban potrà ancora per molto tenere il piede in due scarpe? E l'Europa voterà con coscienza rispetto alle sanzioni verso la Russia o per imposizione strategica di un'agenda nei confronti di Mosca che diviene giorno dopo giorno, da parte Usa, sempre più declinata sul piano del confronto militare attraverso la Nato? 

Persi come siamo a guardare i piccoli guai quotidiani, gli allarmi a tempo, rischiamo di non renderci conto che la frontiera Est dell'Europa sta diventando un campo di battaglia, silenzioso ma letale. Una cosa è certa, Putin non è uomo che si arrenda senza aver combattuto la sua battaglia e finora ne ha dato prova con i fatti. Il problema è altro: con Obama anatra zoppa in scadenza di mandato, chi sta gestendo l'ulteriore rafforzamento della presenza Nato a Est in atto? Chi sta spingendo verso un aumento illimitato della tensione? 

Non pensiate che siano domande esagerate da porsi, perché l'agenda Nato verso Mosca è appena stata cambiata e la dottrina non è più quella di contenimento e dissuasione, ma preparazione a uno scenario di reazione rapida a un contesto bellico. Lo dicono le carte, lo ribadiscono i generali. Qualcuno sta scherzando con il fuoco, ben sapendo che a bruciarsi sarebbe mezzo mondo. Il Cremlino così silente come in questi giorni deve fare paura, non tranquillizzare. 

© Riproduzione Riservata.