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GEO-POLITICA/ Così Putin mette in crisi gli Usa

Pubblicazione:mercoledì 25 maggio 2016

Vladimir Putin (Infophoto) Vladimir Putin (Infophoto)

Che fine ha fatto Vladimir Putin? Dopo mesi di interventismo e presenza fissa a livello globale, il Presidente russo pare abbia scelto un basso profilo, limitando sia le uscite che le apparizioni. Qualcosa bolle in pentola? Sì e la mossa principale è stata compiuta il 30 aprile scorso, quando proprio il numero uno del Cremlino ha nominato vice-presidente del suo Consiglio economico una vecchia conoscenza come Aleksej Kudrin, economista liberale e riformatore il cui compito è solo uno: riconquistare gli investitori e i mercati stranieri.

Come mai Kudrin ha deciso di tornare in prima linea, dopo aver lasciato il ministero delle Finanze nel 2011 ed essere tornato a San Pietroburgo a fare il preside di facoltà? Tanto per capirci, Kudrin fu l'uomo che volle e difese con le unghie e i denti i fondi sovrani in cui vennero custoditi i guadagni dell'export di greggio e gas, gli stessi che garantirono il finanziamento extra-budget alle Olimpiadi di Sochi e il salvataggio della Vneshekonombank. Tempo di riforme? No, non subito. Putin ha infatti gli occhi fissi sul 2018, l'anno in cui intende farsi rieleggere alla presidenza e in campo economico c'è un unico uomo di cui si fida, proprio Kudrin, il quale è stato nominato anche capo del Centro elaborazioni strategiche, organo con il compito di definire la strategia di sviluppo dopo il 2018. Prima di allora non aspettiamoci scossoni, tipo la riforma delle pensioni o quella fiscale, ma sicuramente un attivismo che potrà dare fastidio a molti. 

La scorsa settimana, infatti, quella in cui il premier inglese David Cameron ha definito la Russia un pericolo pari all'Isis per un Regno Unito che scegliesse il Brexit (la paura fa dire idiozie a ogni livello), al Jumeirah Carlton Hotel di Knightsbridge, nel centro di Londra, la banca a controllo statale russa Vtb ha tenuto la sua prima conferenza nel Regno Unito in tre anni, un vero e proprio test per capire l'appetito degli investitori e l'appeal su cui si può fare affidamento. All'evento hanno partecipato oratori di alto profilo come il vice-ministro delle Finanze, Alexey Moiseev, ma il core business sono stati gli incontri individuali fra le principale industrie russe e potenziali investitori, nell'ambito di questa due giorni di lavori intitolata con il più sobrio Vtb Investor Day invece che Russia calling come avveniva in passato. 

Per Aleksey Ivanov, capo dei servizi di advisory per transazioni alla EY di Mosca, «questo è probabilmente un buon momento per essere compratore, ma ci sono ancora troppo poche buone opportunità sul mercato, di fatto o distressed assets o compagnie bona fide con un prezzo però molto alto». Ovviamente, una delle ragioni della scarsità di assets desiderabili sono le sanzioni che mantengono lontani gli investitori con base nell'Ue dall'acquisto di nuovo debito o equity dalle cinque banche a controllo statale (compresa Vtb), oltre che dalle tre aziende energetiche e dalle tre della difesa. Uniamo a questo il fatto che a luglio l'Ue stessa sarà chiamata a decidere per un'estensione o l'eliminazione delle sanzioni e che il veto commerciale è in vigore anche negli Usa e si capisce come le prossime settimane rappresentino uno snodo cruciale per l'economia della Russia. 


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