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CAOS LIBIA/ Ma quale guardia costiera, ecco il nuovo "scherzo" di Obama all'Italia

Qual è il ruolo dell'Italia? Si tratta davvero solo di "Sophia", la missione di addestramento di una guardia costiera libica come ha detto l'ammiraglio Credendino? MICHELA MERCURI

Soldati italiani, foto dal web Soldati italiani, foto dal web

Tra annunci e smentite sull'invio di uomini e missioni di vario tipo, non sembra davvero più possibile per l'Italia tirarsi indietro nel marasma libico. Dopo aver chiesto, durante il vertice di Vienna dello scorso 16 maggio, l'alleggerimento dell'embargo di armi, in corso nel paese dal 2011, il primo ministro libico Serraj ha inviato all'alto rappresentante per la politica estera dell'Unione europea, Federica Mogherini, una lettera in cui fa espressa richiesta di un rapido sostegno dell'Ue nel contribuire all'addestramento di Marina e Guardia costiera libiche e dei servizi di sicurezza. In risposta alla richiesta formale del Gna (governo di accordo nazionale), i ministri degli Esteri dell'Unione Europea, riuniti lunedì a Bruxelles, hanno deciso di dare il via libera per l'estensione di un anno del mandato dell'operazione a guida italiana Eunavfor Med ed hanno aggiunto l'impegno per l'addestramento — che però dovrebbe avvenire al di fuori delle acque nazionali libiche — e la condivisione di informazioni con la Guardia costiera e la Marina libica per il contrasto dei trafficanti di esseri umani e dell'immigrazione irregolare. 

Si tratta di una scelta importante per il contenimento dei crescenti flussi migratori che solcano il Mediterraneo dopo la chiusura della rotta balcanica — che ci è costata, peraltro, un "contratto capestro" con la Turchia — e dello "strano" aumento delle partenze dall'Egitto dopo l'escalation di tensioni bilaterali legate all'omicidio di Giulio Regeni. I numeri parlano chiaro: l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni stima che più di 190mila migranti sono arrivati in Europa quest'anno attraverso il Mar Mediterraneo e che più di 1.300 sono morti in mare.

Potrebbe consistere in questo, per lo meno a breve, l'intervento italiano in Libia, se non fosse che, tenendo fede all'oramai nota strategia del leading from behind, gli Stati Uniti sembrano aver deciso ancora una volta che per noi potrebbero esserci altri piani.

Il capo di Stato maggiore americano Joseph Dunford ha infatti dichiarato pochi giorni fa al Washington Post che l'accordo per una missione militare in Libia potrebbe essere raggiunto "da un giorno all'altro" e che l'Italia conferma il suo impegno per il ruolo guida, se ci saranno alcune condizioni, tra cui la richiesta dell'intervento da parte del governo libico, l'identificazione delle milizie da addestrare e il sostegno internazionale, possibilmente attraverso una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. 

Un copione già visto. E' stato Obama e non Renzi, infatti, ad anticipare che l'Italia avrebbe inviato soldati a protezione della diga di Mosul in Iraq. E sempre da fonti americane è giunta la notizia degli accordi segreti per far partire i droni americani dalla base Sigonella. Pare, insomma, che gli "amici" d'oltreoceano amino metterci davanti al fatto compiuto. Sarà forse una strategia made in Usa quella di puntare sull'attore che — politicamente ma non militarmente nel caso italiano — viene considerato il ventre molle dell'alleanza?