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Esteri

SIRIA/ Sanzioni, perché l'Europa sta con i fondamentalisti islamici?

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La connivenza dell'occidente con le forze insurrezionali non si è limitata solo al supporto alle forze ribelli, ma anche a favorire l'ascesa del califfato di al Baghdadi: un rapporto del 2012 della Dia , ora declassificato, descrive come l'occidente, gli stati del Golfo e la Turchia dovevano ''supportare la possibilità di stabilire un dichiarato o non dichiarato principato salafita nell'est della Siria, (Hasaka e Der Zor), allo scopo di far cadere il regime siriano''. Sul fatto che la guerra siriana sia una guerra per procura non mancano le pubbliche ammissioni, come quella di Michael T. Flynn, ex direttore del servizio segreto militare (Dia) del Pentagono.

In definitiva gli ingredienti nel conflitto siriano sono molti: c'è la volontà di esportare il wahabismo da parte dei sauditi, c'è l'eterna dicotonomia sciti-sunniti, ci sono ragioni economiche (la realizzazione di un cruciale gasdotto del Qatar), c'è la contesa per l'egemonia nella regione. 

In questo contesto di guerra asimmetrica, l'Unione Europea ha inserito tra le azioni di supporto alla parte "non identificabile" presente nel conflitto anche le sanzioni economiche. Tale provvedimento, per sua stessa natura, è progettato per infliggere difficoltà economiche alle popolazioni civili. È ovvio che solo il privare la Siria dell'esportazione di petrolio (il commercio del petrolio rappresentava il 90 per cento delle sue entrate), vuol dire il collasso di tutto il suo sistema sociale e sanitario.

Quindi quantunque se ne dica, le sanzioni sono contro il popolo: il paese non deve poter soddisfare le sue esigenze e implodere, se possibile rivoltarsi contro il proprio leader. Gli effetti sono terribili: Aiuto Alla Chiesa che Soffre a gennaio ha stimato che i morti per cause connesse a motivi sanitari o per mancanza dei beni primari ammontano a 350mila, un numero cioè superiore ai 280mila legati a cause connesse alla guerra.

L'embargo fa parte di quella più complessa macchina della guerra che da subito ha preso di mira il sistema produttivo del paese: un utile promemoria di quest'altro tipo di guerra che mira al collasso economico sono le migliaia di fabbriche esistenti ad Aleppo che sono state letteralmente smantellate dai ribelli nelle prime fasi della rivolta e subito rivendute alla Turchia (su questi fatti sono depositate denunce a Strasburgo e L'Aja). 

Il 15 maggio 2016, nell'imminenza del rinnovo delle sanzioni, numerosi religiosi (tra cui il vescovo di Aleppo Abou Khazen e padre Pizzaballa) hanno fatto un appello pubblico perché il provvedimento delle sanzioni non fosse ripetuto: bastava infatti un solo voto negativo di un paese membro perché le sanzioni non fossero rinnovate. L'appello è stato sostenuto da un comitato "bipartisan" di cittadini italiani sotto forma di una petizione on-line. Dal lato politico, alla sollecitazione hanno risposto M5s e la Lega che hanno presentato due distinte mozioni nel senso auspicato. 


COMMENTI
30/05/2016 - Aggiunta (Giuseppe Crippa)

Aggiungo soltanto che la petizione di cui si parla nell’articolo era indirizzata tra gli altri a Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, di cui è nota la sensibilità verso la sofferenza dei civili coinvolti in ogni guerra, e che il governo di cui fanno parte comprende altre importanti personalità ancor più note per la medesima sensibilità come Angelino Alfano.