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SIRIA/ Sanzioni, perché l'Europa sta con i fondamentalisti islamici?

Pubblicazione:lunedì 30 maggio 2016

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L'esodo dei 50mila cristiani da Homs è iniziato già da fine 2011 con l'arrivo dei ribelli del Free Syrian Army, della brigata Farouq e dei pakistani. Rimanere era impossibile: voleva dire l'esproprio della casa, in alcune località il pagamento della Jizya, soprusi, la prospettiva di una vita grama. Padre Frans Van der Lugt non aveva voluto lasciare i suoi ultimi 66 parrocchiani rifugiati nella sua chiesa: così il il 7 aprile 2014, è stato assassinato dai ribelli nell'ambito dell'operazione "amputare le gambe agli eretici" (Ibtaar Al-Moulhideen).

''L'eretico'' a chi, qualche giorno prima che morisse, gli aveva chiesto se volesse spostarsi in un luogo più sicuro, aveva risposto di no: "Io qui sono l'unico sacerdote del quartiere, sono l'ultimo custode dello Spirito Santo".

Il sacerdote, in una sua lettera del 13 gennaio 2012, mentre in Europa ci si mobilitava contro il "dittatore Assad" così aveva scritto: "Ci sono molte persone che credono veramente che si possa andare avanti con questo governo. Esso è in grado di portare avanti le riforme ed è più democratico degli eventuali sostituti'' — e descrivendo il clima tra la gente, diceva: "La maggior parte dei cittadini siriani non supportano l'opposizione. Pertanto, non si può dire che si tratta di una rivolta popolare". 

Come padre Frans, la Chiesa siriana ha sempre indicato come unica via quella della riconciliazione e della pace ma con altrettanta fermezza ha sempre denunciato il conflitto in corso come una guerra per procura alimentata dall'esterno. 

Ma mentre la Chiesa siriana esortava al dialogo e non accendere ulteriormente il conflitto, la comunità internazionale riconosceva l'opposizione armata come "l'unico legittimo rappresentante del popolo siriano". Erano gli anni in cui le forze insurruzionali vantavano al loro effettivo 250mila mercenari stranieri provenienti da 87 diversi paesi (Centro studi dell'Intelligence Analyst Certified di Washington). 

Il resto è cronaca; come questi "rappresentanti del popolo siriano" hanno deciso di portare la democrazia lo descrive l'inchiesta del New York Times del 2013: il rapporto svela come la Cia avesse "condotto dal 2013 contro il regime di Al-Assad una delle sue più grandi operazioni clandestine", l'operazone "Timeber Sycamore" il cui finanziamento annuale si avvicina al miliardo di dollari. Si tratta di un intervento segreto che si iscrive in un più "vasto sforzo di diversi miliardi di dollari implicanti l'Arabia Saudita, il Qatar e la Turchia", ossia i tre stati che notoriamente sostengono le fazioni estremiste in Siria"Queste circostanze sono state confermate pochi giorni fa sul Financial Times dall'ex primo ministro qatariota Bin-Jaber al-Thani. Sullo stesso Financial Times già nel 2013 è stato pubblicato un altro articolo con con contenuti analoghi e con un titolo altrettanto chiaro "How Qatar seized control of the Syrian revolution" ("Come il Qatar ha preso il controllo della rivoluzione siriana"). 


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COMMENTI
30/05/2016 - Aggiunta (Giuseppe Crippa)

Aggiungo soltanto che la petizione di cui si parla nell’articolo era indirizzata tra gli altri a Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, di cui è nota la sensibilità verso la sofferenza dei civili coinvolti in ogni guerra, e che il governo di cui fanno parte comprende altre importanti personalità ancor più note per la medesima sensibilità come Angelino Alfano.