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SIRIA/ Dottori (Limes): Hillary Clinton è l'asso nella manica dell'Isis

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Hillary Clinton (Infophoto)  Hillary Clinton (Infophoto)

 In realtà, non lo sappiamo. Il futuro del califfato dipende a mio avviso decisivamente da come evolveranno i rapporti tra Turchia e stato islamico. Senza la compiacenza di Erdogan, il Daesh non va da nessuna parte. Viene strangolato logisticamente e privato di nuove reclute. Da qualche mese si osservano fatti nuovi, che fanno ben sperare sotto questo punto di vista: i carri armati turchi ingaggiano duelli con le milizie del califfato, che risponde con attentati sul suolo turco. Ed è forte l'impressione che Ankara abbia ridotto considerevolmente il supporto nelle retrovie di fatto assicurato in passato all'Isis. Se il processo trova conferme, lo stato islamico può essere sconfitto e sostituito da qualche altra formazione sunnita. Anche se il jihadismo sopravvivrebbe altrove, anche in Europa. Il Califfato è l'ultimo vero ostacolo al raggiungimento della pace in Siria. Una volta sradicato e rimpiazzato, infatti, si potrà dividere il Paese e stabilizzarlo ricorrendo ad una formula simile a quella impiegata nei Balcani per por fine alla guerra di Bosnia-Erzegovina.

 

Quindi l'Isis è l'unico ostacolo alla pacificazione della Siria?

E' se non altro il principale e quello più difficile da rimuovere. Ora come ora, il Daesh rende impossibile negoziare la divisione del Paese, perché nessuno può accettare di lasciare Al-Baghdadi lì dov'è e di riconoscerne il governo.

 

Qual è il senso di una spartizione della Siria?

E' una pericolosa illusione pensare che i siriani possano tornare un giorno a vivere insieme senza problemi. E' stato versato troppo sangue. In una Siria unitaria, qualcuno prenderebbe prima o poi il sopravvento e liquiderebbe con orribili stragi chi ha perso.

 

In che modo avverrebbe questa divisione?

Il concetto fondamentale alla base di tutto deve essere quello di frenare congiuntamente l'espansionismo turco verso il Medio Oriente, magari dando uno Stato o qualcosa che gli somigli ai curdi, e impedire agli iraniani di rafforzarsi troppo dal punto di vista politico, dopo gli accordi di Vienna. Occorre quindi inserire una discontinuità territoriale tra Teheran, Damasco e gli Hezbollah. In Siria dovrà essere raggiunto un equilibrio di potenza in cui si rispecchi la nuova realtà mediorientale. Non è una cosa semplice, e comunque non ci si può arrivare senza prima eliminare lo stato islamico.

 

In quali sfere d'influenza rientrerebbero le "tre Sirie"?

Idealmente, dovremmo avere una componente sunnita, principalmente influenzata dall'Arabia Saudita dove oggi c'è il Daesh. Un'altra area, più piccola, potrebbe finire nelle mani di ciò che resta della Fratellanza musulmana, sotto la protezione turca.  Dovrebbe esserci poi il Rojava, che è fortemente sostenuto da americani e russi. Quindi, dulcis in fundo, la Siria di Assad, sotto cui si raggrupperebbe la parte più larga della popolazione. Le Sirie potrebbero essere quindi anche 4 o 5.

 

Su questo piano c'è una convergenza Usa-Russia? 


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