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VENEZUELA/ La rivoluzione fallita che consegna il paese alla fame (e agli Usa)

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Nicolás Maduro (Infophoto)  Nicolás Maduro (Infophoto)

Non lontano da questo scenario sono le cronache di questi giorni, che ci parlano di un Venezuela vessato dalla fame, senza medicine, senza generi di prima necessità, senza una chiara prospettiva per il ritorno alla normalità. Molta di questa crisi è dettata dalla contrazione del costo del bene primario prodotto dal paese: il petrolio. Il costo, come sempre, lo pagano le classi medio-basse.

L'opposizione al governo Maduro, che ha ormai assunto un certo protagonismo nella stampa internazionale, non ha molte opzioni sulle quali proporre una svolta: l'alternativa allo stato di entropia oggi in corso è un richiamo agli organismi multilaterali di credito, che però significa l'imposizione di una politica economica del tutto esogena e molto lontana dalle logiche chaviste che hanno condotto il Venezuela e i paesi ad esso associati fino ad oggi. Poco rimarrà del periodo che si sta chiudendo ora: lo spostamento verso il liberalismo dispiegato è imminente, Cuba docet.

I venti globali sono tornati ad essere troppo sostenuti per le caravelle latine: il subcontinente può rientrare ora senza molto sforzo nell'orbita statunitense. 

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