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LIBIA/ Ecco perché Serraj e Haftar vogliono battere (da soli) il califfato

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E mentre da est giunge il fragore delle armi, ad ovest, dal confino tripolino, Serraj — per ora inascoltato — continua a chiedere unità e programmazione congiunta per questa azione, attraverso la creazione di un comando militare unificato inclusivo del Consiglio militare di Misurata impegnato, a sua volta, nella preparazione di un attacco verso Sirte. 

In questo momento, dunque, la tensione è piuttosto alta, così come è alta la posta in gioco. Riuscire a scalfire il controllo del califfato significherebbe per le due parti segnare un punto a favore verso la legittimazione internazionale, ma potrebbe avere come diretto corollario l'escalation di violenze tra le fazioni in campo e una spaccatura fra est e ovest del paese o fra milizie e centri di potere contrapposti. D'altra parte, però, è plausibile credere che, anche a causa dei repentini cambi di casacca nelle alleanze intra-libiche, in un panorama così slegato nessuno dei due contendenti potrebbe avere la forza per sconfiggere lo stato islamico da solo. 

Ed è qui che potrebbe essere esperito l'ultimo tentativo internazionale per creare almeno un barlume di unità nel paese. Non è un caso che l'inviato Onu per la Libia, Martin Kobler, nelle sue ultime dichiarazioni abbia più volte ribadito la necessità di creare "un esercito strutturato, anche partendo da un nucleo ridotto, perché l'Is si sta espandendo a sud, si sta alleando con Boko Haram e altre organizzazioni terroristiche in Ciad e Niger". Per farlo però sarà necessario non solo che si giunga ad un minimo accordo tra le molte fazioni e milizie che dai due "fronti" controllano la Libia ma anche, e forse cosa più difficile, che le potenze regionali ed internazionali smettano di giocare in ordine sparso, mettano le loro carte in tavola e dichiarino definitivamente da che parte stanno. Ma fintanto che gli interessi personalistici dei singoli paesi prevarranno sulla volontà reale di sostenere un chiaro processo politico unitario in Libia la partita libica, nella migliore delle ipotesi, resterà un gioco a somma zero.

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COMMENTI
09/05/2016 - Il "complesso" francese (ALBERTO DELLISANTI)

La Francia ha avuto un unico vero Napoleone, che finchè ha potuto ha imperato. Era il Bonaparte, a cui il cognome portò fortuna, senza impedirne poi la caduta. Era piccolo di statura, ma era solo questione della statura fisica! Quella intellettuale / psicologica era inversamente proporzionale a quella fisica. Era un formidabile Corso, un franco-italiano perché nativo della Corsica. Altri Napoleoni Francesi sono dei piccoli nani in tutti i sensi. Sono ridicoli e pericolosissimi. Per la propria Nazione e per l'Europa, segnatamente per l'Italia a cui perennemente rompono le scatole. Vedi gli ultimi due esempi: Sarkozy guerrafondaio in Libia nel 2011, distruggendola, insieme all'amichetto Cameron. E vedi Hollande guerrafondaio in Libia 2016 (con il doppiogiochismo del patto che ha stretto con Egitto ed Emirati Arabi, quando all'ONU e all'Italia comunica la fandonia dell'unità di intenti con il Palazzo di Vetro e con i cugini italiani, sempre guardati dall'alto al basso. Ragione per la quale non vedono un tubo. Visto che il loro "alto" non è affatto alto (date le piccole "stature" che li contrassegnano). Sono armatissimi, ma sanno ormai fare solo pum pum.