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Esteri

LIBIA/ Ecco perché Serraj e Haftar vogliono battere (da soli) il califfato

C'è un nuovo rimescolamento di carte nella partita libica. Infatti sia al Serraj che Haftar puntano a riconquistare Sirte, attuale roccaforte dello stato islamico. MICHELA MERCURI

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C'è un nuovo rimescolamento di carte nella partita libica. Una partita che, per lo meno dalla fine del mese di marzo, quando Fayez al Serraj si è insediato a Tripoli, sembrava favorevole al progetto unitario dell'Onu. In poco tempo, infatti, nel poker libico il neonato governo di unità nazionale era riuscito a vincere alcune mani importanti, accaparrandosi il bottino della fiducia delle Petroleum Facilities Guards, della Banca centrale libica — che assieme al fondo sovrano Libyan Investment Authority (Lia) è la più ambita cassaforte del paese — e della Lybia National Oil Corporation (Noc). Anche se Serraj ha continuato ad operare dall'esilio della base navale di Abu Sita, gli eventi facevano ben sperare. 

Ma evidentemente il premier tripolino non aveva fatto i conti con il bluff dei numerosi giocatori seduti al tavolo, soprattutto di quelli che sembravano voler gareggiare nella sua squadra. 

In primo luogo la Francia che, con un equilibrismo degno del miglior funambolo, in sede Onu mostra la sua faccia presentabile e si dice pronta a sostenere il governo di concordia nazionale ma nel frattempo continua ad operare con gruppi di forze speciali nelle basi della milizia guidata da Khalifa Haftar ed a supportare i suoi due principali sponsor regionali, l'Egitto e gli Emirati Arabi. 

Sono questi ultimi, infatti, gli attori che fin dall'inizio hanno giocato a carte scoperte, sovvenzionando ed armando, anche con mezzi d'oltralpe, le milizie agli ordini del generale. Solo per fare un esempio, dagli Emirati pochi giorni fa è arrivata una fornitura di armi, munizioni e più di mille nuovi veicoli per le forze di Haftar. Sempre da una società emiratina, poi, il 23 aprile scorso è giunta un'importante commissione per un carico di greggio estratto illegalmente dal governo parallelo della Cirenaica e diretto a Malta. Se è pur vero che le autorità maltesi hanno impedito alla nave di attraccare, resta chiaro il tentativo di avallare la commercializzazione autonoma del petrolio estratto dai giacimenti presenti nelle aree sotto il controllo delle milizie del generale, supportandolo nell'ottenimento dell'indipendenza finanziaria. 

E' evidente, dunque, come la partita sia ancora più che aperta e, forse, in queste ore ci si appresta a giocare la manche più importante, quella di Sirte, la roccaforte dello stato islamico in Libia. 

E' qui che, al momento, sembrano puntati gli occhi delle forze di Tripoli e Tobruk. Pochi giorni fa il generale Haftar ha ordinato alle sue truppe di muoversi verso Sirte per attaccare le milizie affiliate al califfato. Una mossa agevolata anche dal probabile ripensamento del figliol prodigo, Ibrahim Jadran, capo della Petroleum Facilities Guard, che prima aveva giurato fedeltà a Serraj e ora sembra essersi riavvicinato a Tobruk. Il supporto delle guardie petrolifere potrebbe essere strategicamente molto utile alle truppe di Haftar perché ne agevolerebbe il passaggio verso Sirte attraverso le zone controllate dalle forze di Jadran. 


COMMENTI
09/05/2016 - Il "complesso" francese (ALBERTO DELLISANTI)

La Francia ha avuto un unico vero Napoleone, che finchè ha potuto ha imperato. Era il Bonaparte, a cui il cognome portò fortuna, senza impedirne poi la caduta. Era piccolo di statura, ma era solo questione della statura fisica! Quella intellettuale / psicologica era inversamente proporzionale a quella fisica. Era un formidabile Corso, un franco-italiano perché nativo della Corsica. Altri Napoleoni Francesi sono dei piccoli nani in tutti i sensi. Sono ridicoli e pericolosissimi. Per la propria Nazione e per l'Europa, segnatamente per l'Italia a cui perennemente rompono le scatole. Vedi gli ultimi due esempi: Sarkozy guerrafondaio in Libia nel 2011, distruggendola, insieme all'amichetto Cameron. E vedi Hollande guerrafondaio in Libia 2016 (con il doppiogiochismo del patto che ha stretto con Egitto ed Emirati Arabi, quando all'ONU e all'Italia comunica la fandonia dell'unità di intenti con il Palazzo di Vetro e con i cugini italiani, sempre guardati dall'alto al basso. Ragione per la quale non vedono un tubo. Visto che il loro "alto" non è affatto alto (date le piccole "stature" che li contrassegnano). Sono armatissimi, ma sanno ormai fare solo pum pum.