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Esteri

ALGERIA/ Bouteflika è agli sgoccioli, il "gigante" rischia di saltare

Una donna vota alle ultime presidenziali inAlgeria, nel 2014 (Infophoto)Una donna vota alle ultime presidenziali inAlgeria, nel 2014 (Infophoto)

Pochi mesi fa però le immagini di Bouteflika quasi incapace di parlare, alla visita del primo ministro francese Manuel Valls, hanno fatto il giro del mondo causando imbarazzo per le precarie condizioni del leader ma anche preoccupazioni per il futuro del paese. Si potrebbe dire che l'ultimo rais sia tenuto in vita dal suo clan che sa bene che, essendoci il vuoto dietro di lui, se crolla lui crolla tutto il sistema. Difficilmente dunque potrebbe esserci un golpe "medicale" così come accadde ad Habib Bourghiba in Tunisia, esautorato negli anni ottanta da Ben Ali. Più plausibile ipotizzare una lotta per la sua successione che potrebbe vedere diversi protagonisti tra cui alcuni generali esautorati o esponenti della sicurezza e dell'intelligence rimossi dall'incarico. Di recente, infatti, il Dipartimento dell'Intelligence e della Sicurezza (Drs), che negli ultimi 25 anni ha permeato tutti i settori della società, della politica e della difesa, è stato sostituito dalla Direzione degli Affari per la Sicurezza. Una "manovra" — di cui alcuni dubitano il presidente sia a conoscenza — considerata di facciata e funzionale a liquidare alcuni personaggi scomodi come il generale Mohammed Mediène. 

Non va poi sottovalutato lo spauracchio del terrorismo islamista che per molti anni ha rovinato il sonno degli algerini. Sono sempre più frequenti gli allarmi di cellule jihadiste nel paese, soprattutto nelle zone al confine con la Tunisia e la Libia. Secondo il ministero della difesa algerino da inizio anno sono stati uccisi quasi un centinaio di miliziani affiliati al gruppo di Al Qaeda nel Maghreb islamico. Gli scontri tra estremisti ed esercito sono all'ordine del giorno. Come se non bastasse, i sussidi elargiti dallo Stato — grazie anche alla ricchezza di gas e petrolio — che hanno sedato la piazza algerina nelle rivolte arabe sono agli sgoccioli a causa del crollo del prezzo del greggio. In uno scenario del genere, con una disoccupazione giovanile che sfiora il 30% e con il fondamentalismo ancora alle porte di casa, una crisi, stavolta, potrebbe non avere le fortune del 2010. 

Se così fosse l'Algeria, con circa 40 milioni di abitanti, un territorio di quasi 2.400.000 chilometri quadrati che si affaccia sulle coste del mediterraneo, che confina con la Tunisia e condivide circa 1000 chilometri di confine con la Libia, sarebbe una bomba capace di sconvolgere l'intera regione.

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