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Esteri

STRAGE A ORLANDO/ Usa, com'è difficile uscire dal gioco delle due paure

Omar Saddiqui Mateen, l'assassino di Orlando (Foto dal web)Omar Saddiqui Mateen, l'assassino di Orlando (Foto dal web)

Questa narrazione resta un bell'esempio del gioco delle paure, il gioco in cui diventa difficile distinguere il gatto dal topo: la paura del protagonista, appena uscito di prigione e sospettato di un crimine, dunque impossibilitato a ricorrere al suo governo per proteggerlo dalle spie naziste che vogliono eliminare lui, che è diventato per loro scomodo da quando ha scoperto qualcosa; la paura sulla base della quale operano queste spie anti-inglesi; e infine la paura di queste stesse spie, quando a un certo punto si rendono conto che è intorno a loro che la rete si sta stringendo. Insomma, un mondo post-Hobbes e post-Machiavelli: paura di tutti contro tutti. E' mai esistita o mai esisterà, una forma statale che possa fare a meno del gioco (del ricatto) della paura? Meglio non tentare una risposta, ma un'ipotesi la si può azzardare.

Un'ipotesi sul barlume di speranza che può venire dalle forze della debolezza: le attività per così dire sotto-statali — le azioni di quelli che guardano alla storia (alla politica, allo stato) dal basso. Sono le solite vecchie attività che  sembrano a prima vista consunte e che rischiano l'ironia: la pazienza della diplomazia, il volontariato, la preghiera, le forme di consolazione (e auto-consolazione) che coltivano la pace nelle forme più spicciole della vita quotidiana, e simili. Per esempio (e per tornare infine all'orrore di Orlando), un grosso problema dell'attuale dibattito a risvolti elettorali sulla diffusione spaventosa delle armi da fuoco in Usa, è che esso sembra giocare le sue carte su due paure contrapposte: da un lato, la paura che porta ad armarsi fino ai denti (c'è un Intruso Minaccioso, là fuori!); e dall'altro, la paura del Frankenstein delle armi da fuoco (c'è un Mostro Fuori Controllo, là fuori!). E non è poi molto utile rassicurarsi con la considerazione — peraltro ben fondata — che la seconda paura esprime un più alto livello (un livello europeo) di civiltà.

Forse, per riguadagnare qualche palmo di terreno (è bene non essere troppo ottimisti) alla civiltà si dovrebbe insistere sul "pro" piuttosto che sul "contro": sugli strumenti della costruzione umana, dalle parole ai materiali architettonici; e sul sollievo dato dall'esercizio della mitezza. "Let kindness know no bounds" (Fate che la gentilezza non conosca limiti), è un'esortazione dei Quaccheri: che continua a risuonare in tante domeniche americane, e che ancora commuove nella sua nuda semplicità.

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