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BREXIT/ Mauro: se la Gran Bretagna esce, la prima a saltare è la Francia

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David Cameron con Angela Merkel (Infophoto)  David Cameron con Angela Merkel (Infophoto)

Intanto costituisce un'anomalia, perché se Cameron vince il referendum è facile immaginare che due giorni dopo anche qualcun altro faccia qualcosa di simile e alzi il prezzo. In realtà il cuore della questione è politico. Cameron parla di un'Unione riformata, ma non dice cosa deve essere: un meccanismo di partecipazione a benefici economici più labile o un meccanismo ad integrazione politica più spinto? Su questo c'è confusione e nessuno sta rispondendo. 

 

Il Nobel Joseph Stiglitz ha esortato il Regno Unito a non lasciare l'Europa, ma ha invitato quest'ultima a riformare o a smantellare l'euro "perché è chiaramente un’istituzione fallita". In questa Europa le sembra una proposta realistica?

Oggi non dobbiamo più difendere l'Unione europea, ma il progetto europeo. Bisogna cioè difendere la volontà politica di stare insieme, ma siccome stare insieme come lo abbiamo fatto negli ultimi 20 anni ha significato una battuta d'arresto, serve una riforma. La critica che si fa nei nostri paesi, che l'euro ce l'hanno, è che l'euro sia stato una creatura che ha travalicato gli accordi di Maastricht. 

 

E lei cosa pensa?

Penso che effettivamente c'è stato un momento in cui i governi hanno perso la bussola e la burocrazia di Bruxelles si è appropriata del progetto europeo, pilotandolo dove voleva.

 

Se vince il Remain vuol dire che si sta in Europa a determinate condizioni. Anche il Remain allora dovrebbe innescare un processo, non solo il Leave.

In realtà è il Remain il vero soggetto del cambiamento europeo, e non il Leave, che dice "usciamo" senza chiarire bene come intende farlo. Anche perché, come si è visto in questi giorni, le borse non stanno ferme.

 

Se vincesse il Leave, che cosa accadrebbe?

A parte le conseguenze economiche, che sono facilmente intuibili, l'uscita della Gran Bretagna spingerebbe alcuni paesi europei ad accelerare il proprio processo di integrazione, portando però quasi subito la Francia al rischio di collasso. 

 

Ci spieghi questo scenario.

L'opinione pubblica, sia quella tedesca sia quella italiana, ha ancora un margine amplissimo nel vedere con favore la partecipazione al progetto europeo. Germania e Italia potrebbero decidere di impegnarsi per una maggiore integrazione politica, fin quasi a sfiorare la natura federale della comunità. Un esempio? Il ministro dell'economia europeo è una cosa molto concreta alla quale l'Italia ha già detto sì. Ma la Francia non reggerebbe questo livello.

 

E se invece prevale il Remain?

Si dovrebbe prendere atto che l'opinione pubblica britannica è spaccata in due, e che la partecipazione al progetto europeo, essendo la "costituzione materiale" nella quale viviamo, andrebbe completamente ripensata. Se vince il Remain, la grande occasione è quella di rimettere in discussione l'Unione Europea di oggi. Per farlo c'è bisogno di un alfiere. Non c'è dubbio sul fatto che se vince il Remain, ne esce rafforzato Cameron. Che poi Cameron sia la figura giusta per quel compito, è un altro problema.

 

E in Italia c'è un alfiere adatto?



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COMMENTI
16/06/2016 - il problema di fondo (Fabrizio Terruzzi)

se non si identifica il problema nei suoi giusti termini non se ne uscirà mai. E il problema non è tanto e solo l'integrazione politica ma l'integrazione economica a tutto tondo. L'area valutaria "ottimale" (secondo Mundell) si realizza solo se c'è un travaso fra aree forti/ricche e aree deboli/povere. Merkel (& C) dimostra di non aver capito niente quando dice "venite siriani anche in un milione, abbiamo bisogno di lavoratori". Avrebbe dovuto sostituire la parola siriani con quella di "greci". E se da una parte chiede ai greci si stringere la cinghia dall'altra avrebbe dovuto offrire/favorire investimenti tedeschi in Grecia. Mentre oggi il discorso è suppergiù questo: "voi tirate la cinghia e in compenso vi daremo i soldi per ripagare i debiti che avete verso di noi"!! Senza travaso economico, il più forte lo diventerà sempre di più a scapito del più debole che prima o dopo dovrà difendersi ripristinando barriere valutarie o doganali. Se appunto il problema non viene identificato nei suoi giusti termini come si può avere fiducia nel futuro dell'Europa?

 
16/06/2016 - commento (francesco taddei)

sig. mauro, gli inglesi hanno a cuore il proprio paese e pensano che l'identità nazionale sia un dono di dio. i politici italiani come lei pensano che l'italia dovrebbe scomparire nel superstato europeo dove si parlano tre lingue e l'identità nazionale non esista. forza brexit.