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BREXIT/ Mauro: se la Gran Bretagna esce, la prima a saltare è la Francia

MARIO MAURO, già vicepresidente dell'europarlamento, ha discusso di Brexit al London Encounter con Shamit Saggar, consigliere del primo ministro, e con il lord laburista Maurice Glasman

David Cameron con Angela Merkel (Infophoto) David Cameron con Angela Merkel (Infophoto)

E' una partita che si sta giocando sul filo del rasoio. Gli indecisi sono stimati tra il 13 e il 18 per cento, un numero che può ribaltare entrambi i fronti, quello del Remain e quello del Leave, i due schieramenti che in Gran Bretagna si stanno dando battaglia per abbandonare l'Europa o per rimanervi. Mario Mauro, già vicepresidente del parlamento europeo, è stato al London Encounter, dove ha discusso di Brexit in un incontro pubblico con Shamit Saggar, consigliere politico nel gabinetto del primo ministro, e con il lord laburista Maurice Glasman.

Senatore Mauro, chi sta prevalendo e perché?

Nonostante i sondaggi diano costantemente in leggero vantaggio il Brexit, secondo me le due campagne sono a pari merito, perché lo stigma della vergogna, per così dire, ce l'ha chi vuol rimanere in Europa; il Leave è molto orgoglioso, il Remain è quasi un non-detto, una razionale constatazione dei problemi che ci sarebbero con il Leave, ma non è un'adesione di cuore bensì solo di testa.

In sintesi, Cameron dice: la Gran Bretagna è più forte se rimane, ma se rimane in una Unione riformata. Evidentemente è una tesi che non risulta così convincente. Perché?

Perché in questo momento la preoccupazione principale del dibattito ha ben poco a che fare con le condizioni pattuite da Cameron nel febbraio scorso e sottoposte a referendum. Ed è la questione dell'immigrazione. 

Cosa temono gli inglesi?

C'è la convinzione che chi passa la Manica non venga tanto a rubare il lavoro, quanto a intaccare il welfare, il sistema dei sussidi sociali; e che arrivi perché l'Europa lo fa passare.

Quindi l'atteggiamento degli antieuropeisti alla Nigel Farage o dei conservatori alla Boris Johnson…

…è di una spinta non tanto sul "Saremo più ricchi se otterremo il Leave", quanto piuttosto sulle conseguenze della perdita di sovranità. Stare in questo contesto europeo ci ha fatto perdere sovranità, e senza sovranità non saremo più artefici del nostro destino nazionale. 

Lei è così sicuro che abbiano tutti i torti?

La cosa curiosa è che nel caso dei britannici è meno vero rispetto agli altri: hanno negoziato condizioni più labili di partecipazione al progetto europeo e hanno mantenuto la sterlina. In secondo luogo la City è stata considerata la piazza dell'Ue per le transizioni finanziarie,ma anche questa è stata una delle concessioni della vituperata Europa. Tanto che Schäuble (ministro tedesco delle finanze, ndr) ha detto: volete uscire? Fatelo, ma ricordatevi che Francoforte è pronta a sostituire la City.

Per impegnarsi contro la Brexit, Cameron ha avanzato e ottenuto delle precise richieste: taglio ai benefit sociali per i non europei, integrazione differenziata, tutela della zona non euro. Lei come commenta quell'accordo? 


COMMENTI
16/06/2016 - il problema di fondo (Fabrizio Terruzzi)

se non si identifica il problema nei suoi giusti termini non se ne uscirà mai. E il problema non è tanto e solo l'integrazione politica ma l'integrazione economica a tutto tondo. L'area valutaria "ottimale" (secondo Mundell) si realizza solo se c'è un travaso fra aree forti/ricche e aree deboli/povere. Merkel (& C) dimostra di non aver capito niente quando dice "venite siriani anche in un milione, abbiamo bisogno di lavoratori". Avrebbe dovuto sostituire la parola siriani con quella di "greci". E se da una parte chiede ai greci si stringere la cinghia dall'altra avrebbe dovuto offrire/favorire investimenti tedeschi in Grecia. Mentre oggi il discorso è suppergiù questo: "voi tirate la cinghia e in compenso vi daremo i soldi per ripagare i debiti che avete verso di noi"!! Senza travaso economico, il più forte lo diventerà sempre di più a scapito del più debole che prima o dopo dovrà difendersi ripristinando barriere valutarie o doganali. Se appunto il problema non viene identificato nei suoi giusti termini come si può avere fiducia nel futuro dell'Europa?

 
16/06/2016 - commento (francesco taddei)

sig. mauro, gli inglesi hanno a cuore il proprio paese e pensano che l'identità nazionale sia un dono di dio. i politici italiani come lei pensano che l'italia dovrebbe scomparire nel superstato europeo dove si parlano tre lingue e l'identità nazionale non esista. forza brexit.