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BREXIT/ Londra s'interroga sui suoi demoni: Cox uccisa dopo una campagna violenta

Pubblicazione:sabato 18 giugno 2016

Jo Cox, la parlamentare laburista inglese uccisa (Foto dal web) Jo Cox, la parlamentare laburista inglese uccisa (Foto dal web)

LONDRA — La campagna referendaria sul posto della Gran Bretagna dentro o fuori dall’Europa è stata sospesa in seguito all’assassinio della parlamentare laburista Jo Cox, 41 anni, in West Yorkshire. Il Paese è sotto shock per la violenza e l’assurdità di quanto accaduto. Il dibattito su Brexit è per il momento congelato e non sarà facile riprenderlo. In queste ore la polizia cerca di stabilire le motivazioni che hanno spinto Thomas Mair, un uomo di 52 anni, armato di pistola e coltello, ad attaccare la donna in strada, al termine della sua attività politica per il fronte “Remain” che si oppone a un’uscita dall’Europa. Forse Mair confesserà il motivo della sua furia omicida. Sui giornali sono emersi racconti di legami con ambienti di estrema destra, ma anche problemi di salute mentale dell’uomo.

L’uccisione della parlamentare, moglie e madre di due bambini piccoli, definita dai colleghi una stella nascente del partito laburista, arriva dopo mesi di campagna referendaria a tratti violenta. Il dibattito in vista del referendum sulla Brexit spesso e volentieri ha fatto leva sugli istinti peggiori dell’elettorato britannico, sulle paure, sulle angosce, sulla rabbia. Per convincere gli indecisi sono stati presentati, da un lato, scenari catastrofici per l’economia, l’occupazione, le pensioni, le banche, il futuro, dall’altro si è usato lo spauracchio di una immigrazione incontrollata e di un collasso del servizio sanitario nazionale. Ecco qualche esempio. Il fronte Remain, che ha tra i più illustri esponenti il primo ministro David Cameron e il cancelliere dello Scacchiere George Osborne e per il quale faceva attività l’esponente laburista assassinata, in questi giorni ha sfoderato la minaccia di un “Brexit Budget” per coprire un buco nero stimato in 30 miliardi di sterline se vincesse Brexit.

La prospettiva di una nuova Budget Law (legge finanziaria) improntata all’austerità sarebbe necessaria per far fronte alla recessione che esploderebbe in Gran Bretagna se vincesse Brexit, ha detto Osborne. Forse non è un caso che il cancelliere dello Scacchiere abbia tirato fuori dal cilindro lo spauracchio di nuove tasse per i cittadini del Regno dopo gli ultimi exit-poll dai quali è emerso un vantaggio del fronte “Leave” sul fronte “Remain”. La minaccia di nuova austerità ha provocato una levata di scudi, a cominciare dal leader laburista Jeremy Corbyn che ha subito risposto che il suo partito bloccherebbe un post-Brexit “emergency Budget”, seguito poi da un gruppo di 65 parlamentari conservatori che hanno dichiarato di opporsi a una proposta “assurda”.

Il fronte Leave, che conta tra le sue file l’ex sindaco di Londra Boris Johnson e il ministro della giustizia Michael Gove, amico di David Cameron, tra i maggiori esponenti, ha suscitato critiche recentemente per un poster presentato dal leader del partito indipendentista Ukip, Nigel Farage. L’immagine mostra un lungo serpentone di migranti siriani su cui campeggia la scritta “Breaking Point” (punto di rottura) e, a piccole lettere, “EU has failed us all” (la UE ci ha traditi tutti). Farage, che vuole esporre il poster su una flotta di furgoni che lo seguiranno in giro per Londra, è stato accusato di razzismo. Una denuncia per incitamento all’odio razziale è stata presentata alla polizia da Dave Prentis, segretario generale del sindacato Unison.


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