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Esteri

REFERENDUM BREXIT/ Foa: chi ha ucciso J. Cox ha cambiato il voto, Leave sconfitto

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Se vincono i “remain” non cambierà praticamente nulla. La vera valenza di questo voto è più politica che economica, perché se la Gran Bretagna esce significa che il processo che ha portato all’Ue non è più irreversibile. Alla luce del diffuso malcontento presente in diversi Stati Ue, questo potrebbe generare dei processi di emulazione.

 

Quali timori o aspirazioni agitano i sostenitori di una Brexit?

La Gran Bretagna ha una grande tradizione di democrazia, di rispetto della sovranità popolare e di splendido isolamento rispetto all’Europa Continentale. Secondo i leader del fronte della Brexit, l’Ue esercita delle forme di condizionamento che sono state addirittura paragonate a quelle di uno Stato totalitario. Ciò inoltre va a incidere pesantemente sulla reale sovranità del popolo britannico. Si tratta di due argomentazioni molto forti e tutt’altro che secondarie.

 

Da chi vogliono scappare i sostenitori del “leave”? Dal Sud Europa o dalla Germania?

La Gran Bretagna non scappa da Italia, Spagna e Portogallo, ma semmai da Berlino, da Bruxelles e da Francoforte. I sostenitori della Brexit temono cioè quei poteri forti in grado di oscurare i poteri nazionali del Regno Unito. Nella campagna elettorale non ho visto un solo accenno di inimicizia nei conferenti dei popoli del Sud Europa.

 

Nel caso di una Brexit, Italia, Portogallo e Spagna potrebbero essere attratti nell’orbita britannica?

Sì. Spesso sono proprio i Paesi più piccoli ad avere la flessibilità necessaria per rispondere alle sfide di un mondo in rapido mutamento. Passato un periodo di turbolenza, una Gran Bretagna sganciata dall’Ue potrebbe diventare un player molto interessante in grado di fare da ponte con i Paesi fuori dall’area Ue. Sarebbe quindi un esperimento senza precedenti da seguire con molta attenzione.

 

(Pietro Vernizzi)

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