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CAOS A LONDRA/ Caccia alle streghe e nuovo referendum Brexit, tutte le incognite

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Tanto più che nel Regno Unito la situazione è ancora in movimento, come dimostra la petizione per un secondo referendum che, avendo con il suo milione e mezzo di firme superato di gran lunga la soglia minima delle 100mila adesioni, dovrà essere esaminata dalla Camera dei Comuni. La petizione pone due limiti piuttosto restrittivi perché l'esito sul remain/leave possa essere definitivo: una maggioranza del 60% e una quota di votanti del 75% (in questo referendum è stata del 72%). Il Comitato che deve decidere sulla ammissibilità di una petizione si riunirà martedì prossimo.
Tuttavia è molto difficile che si possa sospendere l'esito del referendum del 23 giugno e indire a breve termine una nuova consultazione, anche se qualche commentatore britannico non esclude che ciò possa avvenire in futuro con un nuovo governo e un nuovo Parlamento. Il Regno Unito potrebbe in tal caso riavviare il processo di adesione all'UE in base al Trattato di Lisbona e, se ciò accadesse realmente, sarebbe interessante vedere se Bruxelles se la sentirà di mantenere i toni attuali. Come quelli di Jean-Claude Juncker, l'ineffabile presidente della Commissione Europea, che ha affermato non esservi nessun motivo per aspettare ottobre, la data entro la quale dovrebbe essere nominato il successore di Cameron, perché a lui piacerebbe "iniziare subito". Forse si sta perdendo anche il senso del ridicolo.



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