BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

PAPA IN ARMENIA/ Francesco, il sangue dei martiri non è proprietà, ma dono

Pubblicazione:

Il monastero di Khor Virap con l'Ararat sullo sfondo (Foto dal web)  Il monastero di Khor Virap con l'Ararat sullo sfondo (Foto dal web)

Lo ha ripetuto spesso Papa Francesco al popolo che la coltiva con determinazione e testardaggine. E lo ha ridetto anche ieri, mentre si accingeva a lasciare il Caucaso per far ritorno in Vaticano. In corner aveva messo a segno l'ultimo colpo: la firma della dichiarazione congiunta che alla vigilia del viaggio sembrava persa, dissolta dalle impossibili pretese di condanne e dagli umori turchi. 

Un testo rigoroso, essenziale, in cui si parla di ecumenismo del sangue e di persecuzioni moderne, del primo genocidio del XX secolo e delle stragi di innocenti che si consumano oggi nei deserti della Siria. Di desiderio di pace e di rispetto per le differenze religiose, di umanità e solidarietà. Ma soprattutto si esprimeva la volontà di percorrere la via della riconciliazione della fraternità, uniti, come fratelli. Cristiani non assimilati, certi delle proprio storie, ma vicini nel cammino verso la santità. Una dichiarazione non più attesa che è arrivata come un fulmine, segno della capacità persuasiva di Francesco. E' la sua testimonianza, la sua concretezza, la sua trasparente evangelicità ad ottenere ciò che sembra impraticabile. Ha convinto Karekin II, Catholicos degli Armeni, a firmare un testo che lo impegna a guardare all'Ararat come ad una meta, più che come una proprietà. La tappa conclusiva di un percorso di riconciliazione con l'eterno nemico turco, dove la memoria, sebbene colma di orrore e di violenza, diventa gravida di pace. E lo ha fatto nell'unico modo possibile. Mettendosi in cammino con lui verso la cima innevata.  



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.