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KAMIKAZE IN CHIESA/ Eid: così gli attentati dell'Isis "rafforzano" i cristiani

Abu Bakr al Baghdadi (LaPresse) Abu Bakr al Baghdadi (LaPresse)

Lo scopo è uno solo: spaventare i cristiani. La cosa sorprendente è che è avvenuto il contrario, nel senso che non solo i cristiani non stanno fuggendo da Al Qaa ma martedì sono arrivate 40 macchine da Beirut con a bordo persone originarie del villaggio che tornano per difendere la loro terra.

 

I giornali libanesi hanno detto che gli attentatori sono siriani provenienti dal campo profughi. E’ un’ipotesi che la convince?

Ovviamente tra i profughi ci possono essere anche degli infiltrati. Dalle indagini sui precedenti attentati avvenuti in Libano è emerso che i terroristi avevano affittato degli appartamenti in zone che ritenevano più sicure e meno sospette. Il ministro degli Interni libanese, Nuhad Mashnuq, ha affermato che gli attentatori venivano dalla Siria e non dal campo profughi, ma è possibile che lo abbia fatto per non tacciare di terrorismo tutti i profughi siriani innocenti.

 

Qual è la nazionalità dei kamikaze?

Per il momento non lo si sa ancora. I kamikaze dopo l’attentato avevano ancora i visi integri, e quindi ora gli investigatori potranno risalire alla loro identità. Di solito però è lo stesso Isis che proclama l’identità degli attentatori suicidi ricorrendo a una perifrasi. Per esempio Abu Anas Al-Lubnani indica la nazionalità libanese (Lubnani significa “libanese” in lingua araba, Ndr).

 

Nel tempo c’è stato un intensificarsi del numero di attacchi kamikaze?

Sì, l’Isis e Al Qaeda stanno sempre più ricorrendo all’”arma letale” dei kamikaze. Personalmente non so dove possano trovare ogni giorno gente disposta a farsi saltare in aria per la causa. Nel mese di maggio si sono contati 119 attentati kamikaze tra Siria, Iraq e Libia, mentre a febbraio erano stati 90. Nel 2015 in tutto il mondo arabo si erano avuti 204 attentati. Quindi nel solo maggio abbiamo avuto oltre la metà degli attentati avvenuti nell’intero anno precedente, peraltro in una regione più vasta. Il trend è nettamente in salita. Guai quindi a sottovalutare la pericolosità dell’Isis, che nel momento in cui batte in ritirata diventa più letale. E’ come il colpo di coda dello scorpione.

 

(Pietro Vernizzi)

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COMMENTI
29/06/2016 - Quando la capirete (orazio bacci)

Che c'è di mezzo come sempre l'economia, ma in realtà più che altro è una guerra di re-li-gio-ne!