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DIARIO USA/ La crisi, le "cattive primarie" e quel virus che ha colpito il Sogno

Pubblicazione:domenica 5 giugno 2016

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Ecco, l'America di ventidue anni fa mi era apparsa una terra vergine all'ideologia. Non che tutto fosse perfetto — che l'uomo non fosse l'uomo — ma l'attrazione per il di più, la voglia di di più, la fame di di più dominavano ancora la scena, incontrastati protagonisti della vita. 

Quello che è accaduto in questi vent'anni è stato come l'arrivo di un virus in questo organismo cosi giovane e vitale. Un organismo impreparato, privo di anticorpi (storia, tradizione, radici insomma) capaci di fronteggiare l'invasore. Vent'anni sono pochi, ma oggi tutto corre in fretta e vent'anni sono come secoli. Quale virus? L'ideologia. Com'è arrivato? L'abbiamo trovato quando, non sapendo più quale nuova frontiera attaccare, abbiamo cominciato a spingere la nostra ricerca al di là di ciò che l'uomo può fare: definirsi da sé, autodeterminarsi. E' lì che abbiamo cominciato a pascolare perdendo il bandolo della matassa del senso della nostra ricerca della felicità. Lì si è immiserito il nostro desiderio di infinito. 

Otto anni di amministrazione Obama, con poche battaglie centrate sul cuore dell'uomo e troppe sulla sua pretesa di dominare la vita hanno regalato strada da correre all'ideologia. E l'ideologia i sogni li uccide.

Smarrita la via, affamati di sogno, sembriamo disposti a svendere la nostra giovane storia ed i nostri vecchi ideali per un po' di Stato sociale alla Sanders o una folle mano di poker alla Trump.

E' la fine del sogno? Una pianta giovane si sradica facilmente, ma può anche riattecchire se trova terreno fertile. Bisogna crederci, e soprattutto bisogna lavorare la terra.

God Bless America!



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