BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Esteri

SIRIA/ Obama e Putin, appuntamento a Raqqa

Barack Obama con Vladimir Putin (Infophoto)Barack Obama con Vladimir Putin (Infophoto)

Un paio di anni fa il ministro siriano per la Riconciliazione nazionale, Ali Haidar, aveva cercato di creare un ambiente favorevole per una pacificazione tra le varie fazioni. Nel frattempo però la situazione si è totalmente deteriorata. I compromessi o le tregue stipulate sono un segno del fatto che la gente è stanca della guerra e ha raggiunto un tale livello di miseria che non ce la fa più ad andare avanti.

 

Quindi la tregua nasce più che altro da un’impossibilità a proseguire il conflitto?

Sì. La tregua non deriva da un desiderio di riconciliazione, quanto da una resa di fronte al fatto compiuto che nessun siriano potrà mai dirsi vincitore. Anzi tutti i siriani sono sconfitti, e quindi tanto vale fermare questa guerra il più presto possibile. Tutti si rendono conto infatti che saranno soprattutto le potenze straniere a dividersi le spoglie di questa Siria, in cui metà della popolazione è sfollata o rifugiata in altri Paesi. A beneficiare dei frutti della pace non saranno infatti i siriani, bensì gli altri Stati che stanno giocando sulla pelle dei siriani. Ben venga quindi questa tregua, che non nasce però da una convinzione in quanto là dove possono i gruppi di opposizione e il regime si combattono.

 

(Pietro Vernizzi)

© Riproduzione Riservata.