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SCENARIO UK/ Ivereigh: Johnson "accoltellato" da Gove? La Brexit non cambia

Boris Johnson (LaPresse) Boris Johnson (LaPresse)

Le divisioni all’interno dei Conservatori non sono una novità. A maggior ragione non devono sorprendere in quanto ci ritroviamo in uno strano periodo di crisi post-Brexit che ha fatto completamente esplodere la politica. Più che di natura politica, le divisioni sono legate a conflitti tra le singole personalità. In questa fase del resto a essere in discussione non è solo la guida di un partito, bensì dell’intero Paese. Ciò dà vita a rivalità e competizione molto forti tra i campi contrapposti. Il nuovo governo conservatore avrà un compito molto difficile, proprio perché dovrà gestire la Brexit. I conservatori però saranno in grado di formare un nuovo governo, anche perché una delle conseguenze della Brexit è la morte del partito laburista.

 

Quali alternative rimangono ai Conservatori?

I liberal-democratici sono stati quasi completamente distrutti alle ultime elezioni, e si ritrovano con soli otto parlamentari su 650 seggi. Il loro leader, Tim Farron, una figura molto interessante nonché un cristiano evangelico impegnato, ha dichiarato che alle prossime elezioni presenterà una piattaforma per riportare il Regno Unito nell’Unione Europea. Personalmente ritengo che sia una mossa molto intelligente con delle possibilità di successo.

 

Ritiene che questa piattaforma sia attuabile dopo il referendum?

La Brexit si verificherà, ma se alle prossime elezioni i liberal-democratici otterranno molti voti, ciò avrà un impatto sui negoziati con l’Ue. Jean-Claude Juncker ha detto che una volta fuori non ci sono possibilità di rientrare e che l’Ue non intende consentire un compromesso. Di qui a cinque anni però potremmo ritrovarci con un diverso tipo di Unione Europea e di condizione di Stato membro.

 

(Pietro Vernizzi)

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