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STRAGE DI DALLAS E HOUSTON/ Quella retorica (anti-bianchi) di cui nessuno parla

Pubblicazione:domenica 10 luglio 2016 - Ultimo aggiornamento:lunedì 11 luglio 2016, 17.27

Barack Obama (LaPresse) Barack Obama (LaPresse)

Perché abbiamo dato troppo ascolto alle anime belle: le quali non hanno, per esempio, l'esperienza di scendere dal treno alle ore piccole, partendo dai quartieri ghettizzati che fanno corona all'università di Yale in New Haven per arrivare nel quartiere ghettizzato di Manhattan che sta intorno alla stazione ferroviaria sulla 125esima Strada a East Harlem, invece che continuare subito fino al capolinea (dieci minuti, e un altro mondo, più tardi), che è la zona medio-alto-borghese intorno a Grand Central Station.
Perché ci siamo lasciati contagiare dal veleno ideologico, guardando solo verso "sinistra" o solo verso "destra", senza accorgerci che a questi cartelli segnaletici non corrisponde più alcun territorio riconoscibile. Chi "spiega" (con buone ragioni) gli episodi di violenza afroamericana in base al contesto sociale, ma poi non compie lo stesso tentativo di "spiegazione" (sociologica, non moralistica) degli episodi di violenza poliziesca, riferendosi all'effettivo contesto sociale in cui ogni poliziotto è costretto a operare ogni giorno, e risponde al razzismo anti-nero civettando con il razzismo anti-bianco; chi grida "Razzista!" a chiunque tenti di assumere un atteggiamento equanime ed equilibrato sulla violenza fra razze diverse negli Stati Uniti (e in Europa); chi fa la conta dei cadaveri (i numeri di Dallas comparati con quelli di Houston, del Minnesota, della Louisiana), evocando indirettamente una ideologia della rappresaglia; chi equipara il concetto di guerriglia urbana con quello di reazione sproporzionata — ecco, tutti costoro contribuiscono (in modo lieve, involontario, indiretto; ma contribuiscono) ad attizzare l'incendio che è già scoppiato.
Ma non è per caso che "tutti costoro" siamo anche un po' "tutti noi"? Beh, fino a un certo punto: esistono — e sempre esisteranno per la salvezza del mondo, e ognuno di noi ne conosce alcuni, anche se non risaltano nella folla — coloro che applicano la categoria spirituale del discernimento, evitando che l'esame di coscienza decada in un senso qualunquistico di complicità.



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