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STRAGE DI DALLAS E HOUSTON/ Quella retorica (anti-bianchi) di cui nessuno parla

I fatti di Dallas sono accaduti e occorre metter da parte la retorica. E fare questo, quando dominano le narrazioni di comodo, può risultare molto, molto difficile. PAOLO VALESIO

Barack Obama (LaPresse) Barack Obama (LaPresse)

Vogliamo sermoneggiare? Lo si sta facendo e lo si farà a iosa nei prossimi giorni; dunque in questo angolino possiamo farne a meno, cioè possiamo risparmiarci la domanda prematura: "Che fare?", a cui poi subito si risponde, fra un torcer di mani e un lacerarsi di vesti, con qualche ovvietà, come: bisogna essere buoni, bisogna pregare. Certo, che bisogna essere buoni (comportamento, come tutti sappiamo, enormemente difficile, che funziona una mezz'ora sì e tre ore no); certo, che bisogna pregare — se si è parte di quel mondo, minoritario o no (il sottoscritto vi appartiene), il quale è convinto che ciò serva a qualcosa.
Lasciamo perdere allora, e passiamo a — che cosa? Le analisi? Ma no: qui non si pretende a tanto. Tutt'al più (ricordandosi che, ai tempi di Shakespeare, il fool poteva intervenire anche nelle tragedie), si può esprimere qualche scetticismo sui primi tentativi di tali analisi, come "E' stato un cecchino solitario" (quanta fretta a dirlo; ricorda la versione ufficiale di un'altra sparatoria a Dallas…) o: "Il problema non è l'odio razziale, il problema è la proliferazione delle armi da fuoco" (la proliferazione esiste, ma qui non c'entra molto), o "Il problema è che i poliziotti afroamericani sono troppo pochi in percentuale" (vero, ma è un dato da maneggiare con cura, se no si ricade nel razzismo che si pretendeva di condannare), eccetera. Allora? Allora è sufficiente chiedersi: ma che cos'altro c'era da aspettarsi? Ma dov'è la sorpresa?  
Tornando per un momento alla Leggenda del Cecchino Solitario: anche se fosse provato al di là di ogni ragionevole dubbio (come si dice nei tribunali americani) che a Dallas l'altro giorno un uomo solo ha architettato l'imboscata, anche se così fosse, sarebbe sempre una verità da tribunale, necessariamente distinta dalla più vasta realtà sociale. Sì, perché giorno dopo giorno, in tutte le città degli Stati Uniti, noi abbiamo visto crescere un'ideologia della violenza che si mascherava da protesta, abbiamo visto crescere una retorica (tutte le retoriche hanno conseguenze pratiche) che non era solo anti-poliziesca — e sarebbe già pessima cosa — ma genericamente anti-bianca. E abbiamo finto (prima di tutto verso noi stessi, con quella piccola morte dell'anima che è l'autocensura) di non vedere tutto questo.
Perché non abbiamo avuto sufficiente forza d'immaginazione (senza di essa, non serve a molto parlare di morale) per tentare di capire i sentimenti (e la politica, nonostante la sua vernice razionalistica, nasce dai sentimenti) di una maggioranza — la popolazione bianca degli States — che neanche tanto lentamente sta diventando minoranza, mentre noi siamo indaffarati a offrire il nostro piccolo contributo di battute di spirito su Donald Trump, e Barack Obama è ormai incantonato in un ruolo alquanto professorale.