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LIBIA/ Tre riforme per evitare il caos (con l'aiuto dell'Eni)

Pubblicazione:lunedì 11 luglio 2016

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Per tamponare l'emorragia libica, poi, sarà necessario riportare la produzione del greggio su livelli ben più elevati di quelli attuali. Questo potrà essere realizzato solo in un contesto di maggiore stabilità e sicurezza la cui realizzazione richiederà non solo di trovare un accordo tra i principali gruppi e milizie che di fatto controllano ancora alcuni giacimenti, ma anche di dare vita ad un sistema unitario per la vendita ed il controllo della produzione. Una buona notizia in questo senso è giunta pochi giorni fa dalla compagnia statale dell'energia libica (Noc) che avrebbe acconsentito alla fusione con la concorrente della Cirenaica con sede a Bengasi e facente capo a Tobruk. Una mossa che potrebbe consolidare ulteriormente la posizione dell'Italia e dell'Eni, soprattutto dopo la visita ufficiale dello scorso giugno, nel quartier generale di Serraj, dell'ad del Cane a sei zampe, Claudio Descalzi.
Infine, in una prospettiva di più lungo periodo, la Libia dovrà affrontare la sfida più grande per la propria economia e, più in generale, per la propria stabilità: risolvere il problema della disoccupazione, soprattutto di quella giovanile, salita oggi al 48% e della "riqualificazione" della forza lavoro. In un suo recente rapporto dal titolo Labor Market Dynamics in Libya: Reintegration for Recovery, la Banca Mondiale sottolinea la necessità di riassorbire nel mercato del lavoro libico i molti giovani combattenti attraverso l'incentivazione di partnership pubblico-privato, capaci di puntare sulla riqualificazione, mediante incentivi alla formazione specialistica soprattutto in alcuni settori "emergenti" quali commercio, servizi, turismo e agroalimentare. Misure che potrebbero essere volte ad incentivare anche l'ingresso delle donne nel mercato lavorativo. Tutto ciò, però, potrà essere realizzato soltanto riformando il sistema libico assuefatto, proprio per la natura di rentier State, ad una struttura totalmente assistenziale fondata sul meccanismo delle sovvenzioni statali, il cui "incancrenimento" unito alla perdurante incapacità di rispondere alle richieste della popolazione ha costituito uno dei detonatori delle rivolte del 2011.



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