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CAMERON LASCIA/ David, con la democrazia non si gioca al plebiscito

Davidd Cameron lascia Downing Street (LaPresse) Davidd Cameron lascia Downing Street (LaPresse)

Non ci si stupisca, poi, che di fronte alla radicalizzazione di questioni complesse il plebiscito si carichi di sovrasensi e che — anziché una riconferma — si riveli sorprendentemente una pedata nel sedere. Perché questo è ciò che hanno fatto i votanti pro-leave: hanno usato l'unica possibilità di "farsi sentire" capitata nelle loro mani. Peccato che una materia così complessa ricondotta a un "sì" o a un "no" non permetta una scelta reale. È come chiedere a qualcuno "vuoi che tu figlio sia felice?" Nessuno risponderà di no, ma la domanda è astratta, perché attraverso quale strada il figlio vada accompagnato e aiutato a conquistare questa felicità, è una vita di scelte, fatiche e compromessi a svelarlo.

Il referendum sulla Brexit ricalca in questo senso l'azione politica assunta dai governi democratici occidentali almeno da Maastricht in poi: nasconde dietro la domanda "chi volete" il desiderio imperativo "amatemi e seguitemi". Ecco, che una certificazione così clamorosa di questa dinamica sia avvenuta colpendo un premier che si era insediato inneggiando alla Big Society, cioè a una sussidiarietà alla rovescia, ha del paradossale e mi lascia molto pensieroso. Su che cos'è la democrazia. Su che cos'è la società. E su come il bisogno di partecipazione popolare alle scelte quotidiane possa ritrovare una reale rappresentanza.

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COMMENTI
14/07/2016 - Che bell'articolo (ALBERTO DELLISANTI)

Grazie Dottor Gigli per l'esemplare articolo sul Cameron di cui non dimenticheremo l'altro grande azzardo (giocato nel 2011) per far fuori la Libia, in unità di intenti con il nano Sarkozy e la Ministra degli esteri americana Hillary Clinton (più lei che non l'amletico Obama). Cameron che ha tradito "la vocazione dell'agire politico", che non consiste nello "aut aut" di un referendum provocato per favorire la propria carriera (penso anche ad emuli italiani) e che invece ha travolto lui stesso (ed i britannici). Come dice Gigli, "la vocazione dell'agire politico" è lo "et et". Grazie anche per il suo articolo del 23 giugno ("Da Parma a Torino il segreto del successo di M5S"). Dove ricordo che Gigli esprimeva tre cose. 1) Il pensiero che il voto riscosso in giugno dal M5S non sia tanto "contro" Renzi, ma "a favore di qualcuno che si dichiara desideroso... di permettere a chiunque di esprimersi e di essere ascoltato". 2) Un richiamo al formidabile articolo del Prof. Alessandro Mangia sul Sussidiario del 10 maggio scorso. 3) La preghiera che il livello intellettuale così buono che viene convogliato dal M5S non venga mai sospinto (anche in forza di avversario naturale quale preferisce essere il PD renziano) al piano intellettualistico a cui si ridusse, in illo tempore, il Partito d'Azione, così dissoltosi.

 
14/07/2016 - Cameron (delfini paolo)

Come al solito cameron non perde occasione per blaterare e per proporci la sua filosofia da strapazzo, meno male che è la sua ultima litania in pubblico.