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CAMERON LASCIA/ David, con la democrazia non si gioca al plebiscito

Ieri David Cameron ha consegnato alla Gran Bretagna il suo discorso d'addio alla premiership. Ma gag e battute non devono nascondere un azzardo politico finito male. DANIELE GIGLI

Davidd Cameron lascia Downing Street (LaPresse) Davidd Cameron lascia Downing Street (LaPresse)

E così, in una Camera dei Comuni allegra e chiassosa come una bocciofila d'agosto, David Cameron ha consegnato alla Gran Bretagna e alla curiosità del resto del mondo il suo discorso d'addio alla premiership. Un discorso ammiccante, da "seppelliamo le asce", in cui l'ex primo ministro ha tenuto a rimarcare i successi ottenuti: 2 milioni e mezzo di posti di lavoro, approvazione dei matrimoni omosessuali, riduzione del debito e il più alto tasso di crescita dell'Europa occidentale. 

Nessun dubbio che sia giusto e opportuno rimarcare risultati e qualità: tuttavia, mi si perdoni l'aneddoto, osservare il discorso di Cameron mi ha ricordato il mio incidente in scooter di tre mesi fa, quando — sdraiato per terra con le costole rotte — dovetti sorbirmi in attesa dell'ambulanza la mia investitrice affannarsi a spiegare quanto fosse incredibile l'accaduto e quanto lei in realtà sapesse guidare bene. 

Ecco, il discorso di Cameron, così come quello in cui ventilò a caldo le dimissioni poi rassegnate subito dopo gli esiti del voto, offrono la stessa sensazione di "a-sincronia": che ci siano meriti e demeriti più o meno storici e più o meno contingenti da valutare — come nell'azione di ogni premierato ma anche come in quella di ogni capoufficio o di ogni operaio — è, lo ribadisco, sacrosanto e innegabile: ma forse, signor Primo Ministro, non è questo il momento. Perché, anche se la si esorcizza non facendo alcun cenno, non ci si può scordare della ragione per cui Cameron ha dato le dimissioni e ci si è ritrovati oggi all'allegra Bocciofila dei Comuni. E la ragione è, semplicemente, quell'ennesimo attacco alla sovranità popolare travestito da democrazia che è stato il referendum per la Brexit.

Cameron ha giocato una partita a poker tutta interna alla leadership governativa e a quella dei tories, confidando che i britannici non avrebbero mai avuto il coraggio di votare leave e di poter incassare così un'approvazione popolare a una responsabilità che — in una democrazia rappresentativa — spetterebbe a lui e ai suoi sodali prendersi o non prendersi. Ecco, questo — come quello sostenuto da Renzi sulla riforma elettorale, spacchettamento o meno — sul piano tecnico si chiama referendum. Ma sui libri di storia, con la maggior freddezza che la distanza dagli eventi e lo sguardo prospettico permettono, ci permettiamo normalmente di scriverlo e di leggerlo con il suo vero nome, cioè "plebiscito". 

La democrazia diretta, fin dai movimenti anarchici è la più semplice e auto-inflitta presa in giro della sovranità popolare: perché riduce l'agire politico dell'uomo, la sua naturale e quotidiana vocazione all'agire politico, a unaut-aut, quando nella vita l'aut-aut dovrebbe essere un'extrema ratio usata con parsimonia laddove sia del tutto impossibile applicare il principio dell'et-et.


COMMENTI
14/07/2016 - Che bell'articolo (ALBERTO DELLISANTI)

Grazie Dottor Gigli per l'esemplare articolo sul Cameron di cui non dimenticheremo l'altro grande azzardo (giocato nel 2011) per far fuori la Libia, in unità di intenti con il nano Sarkozy e la Ministra degli esteri americana Hillary Clinton (più lei che non l'amletico Obama). Cameron che ha tradito "la vocazione dell'agire politico", che non consiste nello "aut aut" di un referendum provocato per favorire la propria carriera (penso anche ad emuli italiani) e che invece ha travolto lui stesso (ed i britannici). Come dice Gigli, "la vocazione dell'agire politico" è lo "et et". Grazie anche per il suo articolo del 23 giugno ("Da Parma a Torino il segreto del successo di M5S"). Dove ricordo che Gigli esprimeva tre cose. 1) Il pensiero che il voto riscosso in giugno dal M5S non sia tanto "contro" Renzi, ma "a favore di qualcuno che si dichiara desideroso... di permettere a chiunque di esprimersi e di essere ascoltato". 2) Un richiamo al formidabile articolo del Prof. Alessandro Mangia sul Sussidiario del 10 maggio scorso. 3) La preghiera che il livello intellettuale così buono che viene convogliato dal M5S non venga mai sospinto (anche in forza di avversario naturale quale preferisce essere il PD renziano) al piano intellettualistico a cui si ridusse, in illo tempore, il Partito d'Azione, così dissoltosi.

 
14/07/2016 - Cameron (delfini paolo)

Come al solito cameron non perde occasione per blaterare e per proporci la sua filosofia da strapazzo, meno male che è la sua ultima litania in pubblico.