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DOPO BREXIT/ Se la May deve trovare le sterline per la Gran Bretagna "di tutti"

Il nuovo premier britannico Theresa May (LaPresse) Il nuovo premier britannico Theresa May (LaPresse)

Volti nuovi e molte donne hanno preso il loro posto. Liz Truss è il nuovo ministro della giustizia, Justine Greening guiderà il ministero dell’istruzione e Andrea Leadsom (la cui decisione di abbandonare la competizione per la leadership ha accorciato i tempi e portato alla nomina fulmine della May) è stata promossa al ministero dell’ambiente. Il posto chiave del ministero dell’interno va a un’altra donna, Amber Judd. Con queste nomine, May ha voluto lanciare un messaggio chiaro al Paese: l’esecutivo lavorerà per ridurre le ingiustizie sociali. Ci saranno meno austerity, meno privilegi per i ricchi e più attenzione ai poveri.

Resta da capire dove troverà i soldi per sostenere un inevitabile aumento della spesa pubblica. Hammond, il neo-nominato cancelliere, ha chiarito subito che non ci sarà nessun Emergency Budget, cioè nessun provvedimento d’emergenza di politica finanziaria (aumento delle tasse), come aveva minacciato Osborne negli ultimissimi giorni di campagna referendaria. In caso di Brexit, aveva detto, saremo costretti ad approvare un Emergency Budget per colmare un buco nell’economia stimato in circa 30 miliardi di sterline. Invece il nuovo chancellor ha detto che l’appuntamento con il prossimo Budget sarà in autunno. E che si farà di tutto per evitare che l’economia scivoli in una recessione.

Intanto la Bank of England ha sorpreso i mercati lasciando i tassi d’interesse fermi allo 0,5%. Gli investitori si aspettavano un taglio. Il messaggio della banca centrale guidata da Mark Carney è che l’economia non ha - per il momento - bisogno di ulteriori stimoli. Dopo la notizia la sterlina è salita, recuperando valore fino a essere scambiata a 1,3480 dollari. Tuttavia, la banca ha aggiunto che la maggioranza dei membri del Monetary Policy Committee è orientata ad allentare la politica monetaria il prossimo mese. Bisognerà aspettare che il comitato abbia un quadro più chiaro dell’impatto post-referendum sull’economia britannica.

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