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GOLPE FALLITO IN TURCHIA/ Mauro: l'Italia non segua i disastri di Obama (e Clinton)

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In piazza ad Ankara dopo la sconfitta dei golpisti (LaPresse)  In piazza ad Ankara dopo la sconfitta dei golpisti (LaPresse)

L'importanza strategica della Turchia è fuori discussione, è sempre stata fuori discussione. Occorre aggiungere la sua potenza militare. Quel Paese è il secondo per forza militare della Nato. Bisogna mettere insieme Francia, Inghilterra, Italia, Spagna per arrivare alla forza miliare della Turchia in uomini e armamenti. Si può comprendere da una situazione come questa l'importanza della Turchia, ancor più se pensiamo che i paesi europei che ho appena citato stanno pericolosamente disattendendo le spese nel settore della difesa come i vertici Nato richiamano da anni. La verità è che se sarà confermato il rifiuto di Berlino di far atterrare Erdogan la notte del golpe, i nostri rapporti con Ankara non saranno più gli stessi e dovremo considerare scenari ben più incerti, nei quali la Ue rischia non solo di non parlare con una unica voce ma di tacere in modo parimenti cacofonico.

Ma quali sono al momento, dopo questa operazione, gli obiettivi di Erdogan?
Diventare un leader di una potenza con una connotazione islamica più marcata, meno laica, più seguita da masse che cercano di coniugare la modernità con la legge coranica, con la sharia. Che altro è la "retata" contro i magistrati e i miliari che hanno sempre difeso a oltranza la laicità della Turchia?

In un quadro del genere, con un susseguirsi di avvenimenti impensabili, prende sempre più corpo l'immagine della "guerra mondiale a pezzi" fatta da Papa Francesco.
Qui c'è un puzzle che si sta componendo, mi pare.

A questo punto ci sono scelte da prendere sia in Europa e che in Italia. Abbiamo cominciato questa conversazione pensando a Donald Trump, personaggio che sembra il più lontano dai problemi che interessano l'Europa.
Ma qui è l'Europa che deve decidersi e cogliere un'occasione di compattezza. E' lo stesso parlamento italiano che deve riunirsi e approvare delle decisioni che prendano in considerazione questa nuova situazione che si è venuta a creare. Sinora non ho ascoltato nulla e non mi sembra proprio il caso di rimanere silenziosi e inerti in una situazione simile.

A che cosa pensa?
Sarebbe importante convocare subito le camere per un dibattito con il presidente del Consiglio per dare un giudizio sul nuovo e rischioso assetto euromediterraneo. Se non lo fa l'Italia, quale altro paese dovrebbe farlo? Abbiamo da poco subìto senza fiatare l'accordo Ue-Turchia sui rifugiati che ci ha lasciati soli a fronteggiare gli sbarchi da Libia ed Egitto, forse faremmo bene a prendere posizione su ciò che accade.

(Gianluigi Da Rold)



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