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GEO-POLITICA/ Le "manovre sospette" intorno alla Turchia

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Nuovi equilibri in atto? Più che probabile, tanto più che circola in ambienti diplomatici una versione dell'accaduto che spiegherebbe il cambio di rotta degli Usa verso quanto accaduto: nel corso dell'incontro, Putin avrebbe infatti detto a Kerry che truppe speciali russe erano già presenti in Turchia, perché a conoscenza del piano e pronte a unirsi alla polizia di Erdogan. Di più, dal confine siriano erano pronte a entrare in azione altre unità per dare man forte alle forze leali a Erdogan. Quindi, meglio che cambiate subito versione. 

Vero? Falso? Anche in questo caso, non ci sono certezze. Una cosa, però, è chiara: cosa sia realmente accaduto e quali siano i nuovi equilibri in campo lo si capirà utilizzando come proxy il conflitto siriano. Se Erdogan smetterà di permettere ai miliziani dell'Isis di usare il confine turco-siriano come salvacondotto e, soprattutto, se smetterà di chiedere la testa di Assad come unico, possibile epilogo per la pace nel Paese, allora saremo davvero a una svolta. E qualcosa in tal senso lo ha già detto il primo ministro turco, Binali Yildirim, parlando alla televisione turca: «Noi ampliamo la nostra cerchia di amici, abbiamo già cominciato a farlo. Abbiamo normalizzato le nostre relazioni con l'Israele e la Russia, e ora, ne sono certo, normalizziamo le relazioni con la Siria. Ne abbiamo bisogno!». Boom! Tanto più che gli Usa hanno una base militare strategica in meno e che, dopo la strage di Nizza, la Francia ha detto di voler intensificare la lotta contro Daesh, sia in Siria che in Iraq, rafforzando l'uso della forza militare aerea: lo faranno davvero? 

Una sola cosa è certa, cristallina: l'inesistenza politica e diplomatica dell'Ue. La quale, impegnata nel vertice euro-asiatico di Ulan Bator, ci ha messo due ore prima che Federica Mogherini si degnasse di dire la sua solita banalità, con Jean-Claude Juncker che con ogni probabilità a quell'ora era già sbronzo. Che pena, che infinita tristezza un'Unione che di fronte a un fatto simile non sa fare altro che invocare la pace e la stabilità, senza intervenire, né riunire un'unità di crisi. Ieri, poi, la svolta che fa capire in quale direzione ancora una volta l'Ue si muova, quella che fa comodo a Washington. Parlando alla Reuters, il commissario Ue che gestisce il dossier turco, Johannes Hahn, ha dichiarato quanto segue: «Alla fine sembra che qualcosa fosse stato preparato. Le liste degli arrestati erano disponibili, un qualcosa che indica come fosse stato preparato e pronto a essere usato a un certo punto. Sono molto preoccupato, è esattamente quanto temevamo». 

Dunque, dopo averlo ricoperto d'oro per evitare che ci facesse invadere da centinaia di migliaia di profughi e avergli promesso visti liberi per i cittadini turchi nell'Ue, non più tardi di due mesi fa, di colpo l'Unione scopre che Erdogan è un cattivone con cui non bisogna avere a che fare: che strana combinazione temporale? E poi, voilà, salta fuori l'ipotesi ripristino della pena di morte. Tac, Federica Mogherini non ha dubbi: «Non può entrare nell'Unione uno Stato che applichi la pena capitale». Problema turco risolto? Strano, poi, il silenzio della Nato: ma come, c'è in atto un golpe militare in uno Stato membro, è nessuno fiata, se non il buon Jens Stoltenberg ma 24 ore dopo? Forse a Bruxelles si sapeva qualcosa prima e si è rimasti delusi per l'esito? O forse si sono sacrificati militari che davvero credevano al golpe, solo per permettere a Erdogan di compiere la sua vendetta, mostrandolo al mondo come dittatore spietato e quindi sacrificabile, un domani, agli occhi dell'opinione pubblica europea e statunitense? 

Sia chiaro, Erdogan non mi è mai piaciuto e i miei articoli penso che lo abbiano dimostrato senza dubbi nei mesi scorsi, ma attenzione a non ritenere quanto accaduto un'occasione persa per la democrazia: occorre sempre sapere chi c'è dietro a certi piani, prima di decidere la bontà o meno di uno sviluppo politico simile. Attenzione, quindi, a quanto accadrà in agosto, quando probabilmente calerà l'attenzione dei media. E le manovre davvero importanti si sostanzieranno. Sottotraccia. 



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COMMENTI
19/07/2016 - Ottimo inizio. E lo sviluppo? (ALBERTO DELLISANTI)

Sinceramente, dice Bottarelli, su quanto accaduto in Turchia la notte del "golpe" non ho affatto le idee chiare. Stimo moltissimo Bottarelli per enne contributi di analisi e informazioni che sa dare. Oggi mi lascia perplesso, con l'elencare motivi a favore di tesi che gli USA siano il regista dietro le quinte del putsch. Kerry che si limita ad "auspicare pace e continuità per la Turchia", dicendolo a golpe fallito. Il silenzio NATO, per ore, in quella notte. Una rabbia degli USA per la distensione cercata da Erdogan con Putin (Ma Erdogan avrà pur capito che non può stare contro tutti...). Infine le foto di golpisti decapitati, forse trucco americano per screditare Erdogan e i suoi. Gli USA screditerebbero il sultano, e rivelerebbero i documenti contro l'Arabia Saudita 2001, per rifarsi una verginità. Concordo sul torto marcio di USA e UE per avere coperto i torti marci di Arabo Sauditi e Qatarioti che hanno diffuso ovunque con montagne di soldi le loro scuole coraniche di matrice wahabita jiadhistica. Oltre a coprire il torto marcio di Erdogan che seppure la Turchia è solo sunnita, e non wahabita, le ha fatto sposare l'estremismo islamico con aiuti e protezione (per divenire a tempo opportuno lo Stato egemone del mondo sunnita in Medio Oriente e Nord Africa). Gli Usa stanno forse capendo che non si può eternamente tenere il piede in due scarpe? Ben venga il rivelare colpe saudite nel 2001 tragico di New York. Ben venga un rapporto critico con Erdogan (capace di tutto).