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ATTENTATO ISIS/ Dalla Germania: l'alternativa alla paura è una nuova domanda sulla vita

Pubblicazione:mercoledì 20 luglio 2016

Muhammad Riad, autore del primo attentato dell'Is in Germania (LaPresse) Muhammad Riad, autore del primo attentato dell'Is in Germania (LaPresse)

Un professore esperto di terrorismo, Peter Neumann, ha subito visto un nesso con la strage di Nizza: in entrambi i casi si tratta di persone che agiscano in modo solitario dopo un processo molto veloce di radicalizzazione, avvenuto in primo luogo in rete. Questo tempo veloce di radicalizzazione — è sempre Neumann a parlare — è una novità a cui siamo stati resi attenti con Nizza; lui stesso aveva sempre insegnato ai suoi allievi che non si diventa terroristi in una notte. Alla fine della intervista trasmessa nel "Brennpunkt" già citato ha tenuto però a sottolineare che non si deve reagire in modo esagerato a tali avvenimenti, anche se provocano una paura comprensibile, perché proprio una tale reazione eccessiva è quella che vuole lo stato islamico, che nei suoi manuali per "lupi solitari" invita ad usare tutto: camion, coltelli ed asce per destabilizzare la psiche dell'occidente.  
Non c'è dubbio infatti che questa azione terroristica ha provocato una grande paura qui in Germania. Viaggiare in treno è un'esperienza del tutto quotidiana, che tutti conoscono e che tutti reputano sicura, in primo luogo i genitori che aspettano i loro figli a casa perché studiano in un'altra città. L'alternativa all'angoscia sembra risiedere in un appello, quello che viene dalla nuova, precaria condizione di vita cui saremo sempre più esposti. Al cospetto di questa sfida nel quotidiano c'è bisogno di una speciale forma di eroismo, quella che ricordava san Giovanni Paolo II commentando san Benedetto: è giunto il tempo che il quotidiano diventi eroico e l'eroico quotidiano. Non bisognerà perdere di vista i progetti di integrazione e le misure di sicurezza, tutte iniziative lodevoli e necessarie, ma l'Europa, se non vuole irrigidirsi in una paura paralizzante, dovrà scoprire ciò che è il "solo necessario" di cui parla il Vangelo e che il Vaticano II esprimeva così: "Del resto, tutti sappiamo che la vita dell'uomo e il compito di trasmetterla non sono limitati agli orizzonti di questo mondo e non vi trovano né la loro piena dimensione, né il loro pieno senso, ma riguardano il destino eterno degli uomini" (Gaudium et spes, 51).
Senza questa prospettiva trascendente — che vale sia per le vittime che per i terroristi — come sarà possibile evitare quella reazione esagerata di cui parlava Peter Neumann e che rappresenta la prima vittoria dello stato islamico, la cui propaganda è così efficiente da aver aperto un sito con notizie islamiche anche in lingua tedesca?



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COMMENTI
20/07/2016 - attacco sul treno (Maria Elena Petrazzini)

Milano, 20 luglio 2016. A me viene il dubbio che basti uno squilibrato che compie un atto di violenza nei confronti di altre persone ed ecco che l'Isis ne coglie l'occasione per rivendicare... Anni fa per le strade di Milano alle prime ore dell'alba un giovane fuori di testa aveva aggredito più persone, anche uccidendo qualcuno. A quel tempo non c'era l'Isis e - secondo me se già ci fosse stata - ecco che avrebbe rivendicato il fatto come frutto di un suo piano. Penso importante andarci piano con queste rivendicazioni a scopo di propaganda... ormai quella frase la conoscono tutti e non basta pronunciarla per far credere che ci si aggreghi alla violenza Isis... Grazie! Mariele